Il dottor Nanci Giacinto medico di famiglia in pensione, ha alzato la voce contro quello che definisce un sottofinanziamento sistemico della sanità calabrese protrattosi per più di vent’anni. Secondo il suo ragionamento, la carenza di risorse non dipende da una gestione inefficiente, ma da una mancata osservanza di tutti i criteri stabiliti dalla legge 662 del 1996 per la ripartizione dei fondi sanitari tra le Regioni italiane. L’interessato ha chiesto un intervento urgente al presidente della Regione Calabria e commissario alla sanità, Roberto Occhiuto affinché vengano applicati integralmente i parametri previsti dalla normativa nazionale.
La legge in questione individua cinque elementi fondamentali per determinare la quota di finanziamento spettante a ciascuna Regione: il numero di abitanti, i consumi sanitari per età e sesso, i tassi di mortalità, le particolari condizioni territoriali e gli indicatori epidemiologici. Nanci sostiene che, per gran parte del periodo considerato, il discorso di assegnazione si sia ridotto quasi esclusivamente al criterio demografico, tramite il modello della popolazione pesata il quale attribuisce un peso maggiore alle fasce d’età più anziane.
Il peso della demografia rispetto agli indicatori epidemiologici
Il calcolo basato sulla popolazione pesata ha avuto l’effetto collaterale di avvantaggiare Regioni con una popolazione più invecchiata, penalizzando la Calabria e la Campania tradizionalmente caratterizzate da una struttura anagrafica più giovane. Il dottor Giacinto ritiene che la mancata considerazione degli indicatori epidemiologici – cioè la diffusione delle patologie sul territorio – abbia ulteriormente ridotto la capacità della Regione di ricevere fondi proporzionati al reale fabbisogno assistenziale.
Un’analisi dei Conti Pubblici Territoriali per il periodo 2000-2018 evidenzia una spesa sanitaria primaria netta pro capite di 1.614 euro per la Calabria, contro i 2.217 euro registrati dalla Lombardia. La differenza di 603 euro per cittadino, moltiplicata per una popolazione di circa due milioni di abitanti, equivale a un divario annuo di oltre un miliardo di euro. Nanci precisa che tale confronto riflette soltanto i livelli di spesa effettiva, non la quota formalmente spettante, ma rimane una misura indicativa della larghezza del divario.
Riposizionamento demografico e variazioni recenti
Secondo i dati più recenti diffusi dalla Fondazione Gimbe la Calabria ha registrato un riparto sanitario pro capite di 2.223 euro ossia appena cinque euro sopra la media nazionale. Il medico attribuisce questo lieve rialzo al fenomeno migratorio dei giovani calabresi verso le Regioni settentrionali, che ha modificato la composizione demografica impiegata nel calcolo della popolazione pesata, riducendo così il peso della fascia d’età più giovane e avvicinando la regione ai parametri di ripartizione più favorevoli.
La cronicità come ulteriore elemento di squilibrio finanziario
Un altro aspetto centrale dell’analisi di Nanci riguarda la diffusione delle malattie croniche. Il decreto ad acta n. 103 del 30 settembre 2015 emesso dal commissario regionale, evidenzia una prevalenza di patologie croniche nella Calabria superiore di almeno 10 % rispetto alla media delle altre Regioni. Sulla base delle tabelle contenute nel provvedimento, il medico calcola una differenza di circa 287 mila pazienti cronici rispetto a una popolazione equipollente nel resto del Paese, con implicazioni dirette sulla domanda di servizi sanitari.
Le valutazioni dell’Istat sul rapporto tra fabbisogno assistenziale e spesa regionale, le osservazioni della Fondazione Gimbe sul finanziamento uniforme dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e i dati forniti dalla Conferenza Stato-Regioni sulla cronicità confermano la tesi di un fabbisogno crescente non adeguatamente finanziato. Il sottofinanziamento storico, a detta del dottor Giacinto, ha contribuito all’attuale ingresso della Calabria nel Piano di rientro e al prolungato periodo di commissariamento, evidenziato anche dal punteggio di 189 attribuito alla Regione nella valutazione degli LEA.
Di fronte a questa constatazione, Nanci rivolge due richieste precise a Roberto Occhiuto. Prima di tutto, sollecita il Governo a chiudere il Piano di rientro sanitario e a superare i commissariamenti, giudicati ormai troppo prolungati e penalizzanti per la capacità di spesa regionale. In secondo luogo, invita il presidente a portare alla Conferenza Stato-Regioni la domanda di applicare integralmente i cinque criteri previsti dalla legge 662/1996, con particolare attenzione agli indicatori epidemiologici, avvertendo persino di bloccare i lavori della Conferenza qualora la richiesta venisse respinta.
Verso una redistribuzione più equa?
Secondo il punto di vista di Nanci Giacinto, una ripartizione delle risorse sanitaria che tenga conto dei bisogni reali di salute della popolazione, anziché basarsi quasi esclusivamente sulla demografia, potrebbe eliminare gli squilibri che da decenni aggravano il sistema sanitario calabrese. La sfida rimane ora nelle mani delle autorità regionali e nazionali, chiamate a valutare se la legge del 1996 debba finalmente essere applicata nella sua interezza.



