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Condanna a trent’anni per l’omicidio di Antonio Procopio a Gasperina

Trent'anni di carcere per Danilo Viscomi, imputato dell'omicidio di Antonio Procopio a Gasperina, con risarcimento alle famiglie della vittima.

Condanna a trent’anni per l’omicidio di Antonio Procopio a Gasperina

Il 2 ottobre 2024 la piccola comunità di Gasperina è stata scossa da un fatto violento che ha segnato l’intera provincia. Antonio Procopio, operaio di 38 anni, è stato ucciso con una singola coltellata al torace da Danilo Viscomi, 43 anni. La vicenda, originatasi da una discussione in un bar, ha portato la Corte d’Assise di Catanzaro a comminare una pena di 30 anni di reclusione la più alta prevista per il reato contestato.

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la lite è nata a seguito di un debito di circa trenta euro. Dopo lo scontro verbale, Viscomi sarebbe tornato a casa, ha prelevato un coltello e ha atteso il ritorno di Procopio, colpendolo al cuore con un unico fendente. La ferita al torace si è rivelata fatale, provocando la morte immediata della vittima.

Il delitto di Antonio Procopio a Gasperina

Il bar al centro del paese è stato il teatro di una breve ma accesa discussione. Testimoni hanno riferito che la tensione è cresciuta rapidamente, passando da una semplice contestazione di un pagamento a una minaccia di violenza. Quando Procopio è uscito per la notte, Viscomi lo ha inseguito, premunito di un coltello da cucina. L’attacco è avvenuto in piena oscurità, ma i testimoni hanno udito il suono della coltellata e il successivo silenzio che ha seguito la caduta di Procopio.

Le prove raccolte dalla polizia

I Carabinieri hanno rintracciato il coltello utilizzato, confrontato i calci di stampa e raccolto dichiarazioni dei presenti, che hanno confermato la sequenza dei fatti. L’esame forense ha dimostrato che la ferita al torace, d’ampiezza di circa 8 centimetri, ha colpito direttamente il cuore, rendendo impossibile il soccorso. L’accusa ha sostenuto che la colpa è esclusivamente di Viscomi, incapace di dimostrare una legittima difesa o un incidente.

Il processo e la sentenza della Corte d’Assise

Durante l’udienza preliminare, il pubblico ministero ha richiesto una pena di 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dal motivo futilissimo del debito. L’imputato è stato difeso dall’avvocato Alessandro Guerriero, che ha tentato di attenuare la responsabilità sostenendo una provocazione da parte della vittima, senza però fornire elementi probatori. La Corte, guidata da una giuria di nove giudici, ha accolto integralmente la richiesta dell’accusa.

Oltre alla pena detentiva, la sentenza prevede un risarcimento civile a favore dei familiari di Procopio, i quali hanno partecipato al processo in qualità di parte civile. Gli avvocati Antonio Lomonaco, Sergio Sangiovanni e Nunzio Raimondi hanno rappresentato la famiglia, evidenziando il trauma subito e la perdita economica derivante dalla scomparsa del capofamiglia.

Le conseguenze per le famiglie e il risarcimento

Il giudice ha disposto che il danno patrimoniale e morale sarà quantificato nella fase successiva del procedimento civile. La famiglia di Procopio, ancora sotto shock, ha espresso gratitudine per la severità della pena, considerandola un segnale forte contro la violenza scaturita da dispute economiche insignificanti. Dall’altro lato, Viscomi dovrà scontare la sua condanna in regime prigioniero e affrontare le implicazioni economiche del risarcimento.

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