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Autonomia differenziata: perché Occhiuto tace sulla Calabria

Il partito Possibile solleva interrogativi sul ruolo del presidente della Regione Calabria dopo l'approvazione degli schemi definitivi sull'autonomia differenziata con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria

Autonomia differenziata: perché Occhiuto tace sulla Calabria

La questione dell’autonomia differenziata è tornata al centro del dibattito politico con l’approvazione degli schemi definitivi delle intese tra Governo e quattro Regioni del Nord. In questo contesto, da più parti emergono dubbi e richieste di chiarimento sulla tutela dei livelli essenziali di assistenza (LEP) e sulla tenuta degli equilibri finanziari verso il Mezzogiorno.

Due esponenti di Possibile, a livello nazionale e regionale, hanno espresso critiche nette: oltre a mettere in guardia sulla fretta con cui il provvedimento viene portato avanti, chiedono che il presidente della Regione calabria chiarisca la posizione della Giunta e renda pubbliche le valutazioni compiute in merito alle intese.

Druetti e Giandoriggio: critiche al ritmo e ai contenuti della riforma

Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile ha sottolineato che «Il Governo accelera sulle nuove competenze alle Regioni più forti, mentre restano aperti i nodi della spesa storica, del riequilibrio delle risorse e delle garanzie per il Mezzogiorno». La denuncia punta il dito contro una procedura che, secondo i critici, privilegia alcune forze politiche e rischia di creare un’Italia a doppia velocità, con conseguenze dirette sull’accesso ai diritti fondamentali.

Nel ragionamento di Possibile la fretta non sarebbe motivata dalle esigenze del Paese ma da dinamiche politiche interne: ridurre i divari territoriali dovrebbe essere l’obiettivo principale del Governo, non l’adozione rapida di misure che potrebbero aggravare le disuguaglianze.

I dubbi sul ruolo del presidente della Calabria e le richieste formali

Silvia Giandoriggio, portavoce di Calabria Possibile, ha richiamato l’attenzione sui problemi già in atto nella regione: «I calabresi pagano già il prezzo di mobilità sanitaria, carenza di personale e servizi sempre più deboli nelle aree interne». Per questo motivo, il rispetto dei LEP previsto dalle intese deve essere supportato da investimenti e garanzie reali non da sole enunciazioni normative.

Giandoriggio ricorda inoltre una posizione precedente del presidente Roberto occhiuto, sollevando un interrogativo stringente: «Come mai il presidente della Calabria, lo stesso che nel 2024 chiedeva una moratoria fino al superamento della spesa storica, non ha preso posizione?». Da qui le richieste formali: che il presidente riferisca in Consiglio regionale renda pubbliche le valutazioni della Giunta sugli schemi d’intesa e spieghi quali iniziative intende assumere per tutelare la regione.

Confronti con altre reazioni istituzionali

Nel quadro nazionale qualche altra Regione ha già annunciato mosse istituzionali, ma per la Calabria Possibile evidenzia un diverso atteggiamento del governatore: «Il presidente della Puglia, Antonio Decaro, ha già annunciato il ricorso alla Corte costituzionale. Occhiuto no?». Questo confronto rafforza la richiesta di trasparenza e di una presa di posizione pubblica che chiarisca se e quali garanzie siano state ottenute per la Calabria.

Le implicazioni pratiche per il Mezzogiorno e la sanità calabrese

La mobilitazione politica attorno all’autonomia differenziata è motivata da timori concreti: la riforma, se attuata senza strumenti perequativi efficaci, potrebbe tradursi in minori risorse per le regioni meno ricche e in una riduzione della capacità di assicurare servizi di pari qualità rispetto alle regioni più prosperose. Questi effetti avrebbero ricadute particolarmente pesanti sulla sanità, sulla mobilità assistenziale e sulle aree interne della Calabria.

Possibile e rappresentanti dell’opposizione chiedono quindi non solo parole, ma atti: l’apertura di un dibattito regionale formale, la pubblicazione delle analisi economiche e dei vincoli negoziali eventualmente pattuiti dal presidente della Regione e, se del caso, l’avvio di iniziative istituzionali per tutelare i diritti dei cittadini calabresi.

La richiesta di chiarimenti da parte di forze politiche e rappresentanti regionali mette al centro il tema della responsabilità istituzionale: chi governa una Regione è chiamato a difendere gli interessi del territorio anche quando questi confliggono con le posizioni del proprio partito a livello nazionale. La Calabria attende ora risposte dettagliate e documentate.

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