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Corte di Catanzaro annulla la condanna da 30 anni per Spagnolo

La Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro ha annullato la pena di 30 anni inflitta a Giuseppe Spagnolo per l'omicidio di Di Cicco, citando contraddizioni nei testimonian​ti.

Corte di Catanzaro annulla la condanna da 30 anni per Spagnolo

Il caso omicidio Di Cicco avvolto da vent’anni di indagini e processi, ha raggiunto un punto di svolta nella recente decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. Il collegio, presieduto dal giudice Piero Santese, ha assolto Giuseppe Spagnolo sostenendo che non abbia commesso il fatto per cui era stato condannato in primo grado a trent’anni di reclusione.

Assoluzione di Giuseppe Spagnolo in appello

Il magistrato di spicco ha dichiarato che le prove presentate dal pubblico ministero non erano sufficienti a confermare la responsabilità penale dell’imputato. La sentenza ha così invalido il precedente verdetto della GUP, che aveva ritenuto Spagnolo l’esecutore materiale dell’omicidio. Resta in carcere soltanto per scontare una condanna già definitiva di venti anni per un reato diverso, relativo al processo Stige.

Le contraddizioni dei collaboratori di giustizia

Il nucleo della difesa si è concentrato sulle testimonianze fornite da due pentiti, Nicola Acri e Ciro Nigro. Gli avvocati Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito hanno evidenziato numerose incoerenze interne ai loro resoconti, sottolineando come le affermazioni cambiate nel tempo fossero incompatibili con i fatti accertati dalle indagini. La procura generale rappresentata da Marisa Manzini, aveva invece richiesto la conferma della pena, ritenendo le dichiarazioni dei collaboratori affidabili.

Analisi delle dichiarazioni di Acri e Nigro

Nel corso della discussione orale, i difensori hanno mostrato che Acri e Nigro avevano fornito versioni opposte su elementi cruciali, come il luogo esatto dell’incontro e l’identità dei soggetti coinvolti nella consegna dell’arma. Queste discrepanze hanno spinto la Corte a ritenere che le dichiarazioni non potessero più sostenere la colpevolezza di Spagnolo, determinando così l’assoluzione.

Il contesto dell’omicidio di Salvatore Di Cicco

Gli inquirenti avevano ricostruito il delitto come un gesto di vendetta verso un uomo sospettato di fungere da informatore per le forze dell’ordine. Il 1° settembre 2001, Di Cicco fu attirato a Cirò con la promessa di una compravendita di armi, per poi essere consegnato a una compagnia di sconosciuti sul lungomare di Torretta di Crucoli e poi massacrato nei campi vicino al fiume Nicà.

Condanne definitive per altri imputati

Parallelamente, il processo ha già emesso due sentenze di ergastolo a Giuseppe Nicastri e Nicola Azzaro, avvenuta nel novembre 2025, per la loro partecipazione nel medesimo omicidio. Le condanne di Acri e Nigro a sette anni, definitive poiché non hanno presentato appello, rimangono in vigore, evidenziando la complessità della rete criminale coinvolta.

Il caso rimane una delle vicende più discusse nella cronaca criminale calabrese, avvolto da interrogativi sulla correttezza delle indagini e sulla trasparenza dei processi giudiziari.

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