Negli ultimi mesi la sorveglianza speciale si è affermata come strumento centrale per contrastare le forme più gravi di violenza domestica. Il Tribunale di Catanzaro, su indicazione del Questore, ha valutato con cura le indagini condotte dalla Sezione Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, culminando nell’emissione di quattro provvedimenti restrittivi rivolti a soggetti giudicati particolarmente pericolosi per l’ambiente familiare.
Le decisioni, frutto di un’attenta ricostruzione dei fatti e di un’analisi dei comportamenti reiterati, prevedono divieti di avvicinamento, obblighi di distanza minima e, in alcuni casi, l’applicazione di braccialetti elettronici. L’obiettivo è duplice: proteggere le vittime – spesso anche minori – e neutralizzare il potenziale offensivo dei responsabili, con un monitoraggio costante da parte delle forze dell’ordine.
Caso di aggressione a Squillace: il 58enne perseguitatore
Il primo provvedimento riguarda un uomo di 58 anni, residente a Squillace, accusato di aver perseguitato in maniera sistematica l’ex fidanzata. La condotta comprendeva continui contatti diretti, l’uso di strumenti informatici per spiare la vita della vittima e minacce verbali profetiche, spesso rivolte anche ai figli minorenni. L’autore ha inflitto lesioni fisiche in più occasioni, dimostrando un carattere irritabile e predisposto alla violenza. Il tribunale ha disposto una misura di sorveglianza speciale per due anni, con divieto di avvicinamento a meno di 1000 metri e l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico, pena l’estensione della pena a tre anni in caso di rifiuto.
Violenza a Lamezia Terme: il 37enne con precedenti penali
Il secondo caso coinvolge un trentasettenniale di Lamezia Terme, con precedenti penali, che ha minacciato di morte l’ex convivente e i suoi familiari sia di persona sia tramite messaggi. Gli abusi avvenivano in uno stato di alterazione, spesso associati all’uso di sostanze stupefacenti, e si verificavano anche alla presenza di minori. Le aggressioni comprendevano insulti, intimidazioni e vere e proprie molestie fisiche. Anche per questo individuo la sentenza prevede due anni di sorveglianza speciale, distanza minima di 1000 metri, il divieto di comunicare con la vittima e l’applicazione di un dispositivo elettronico, con la stessa possibilità di estensione a tre anni.
Abusi domestici a Catanzaro: il 46enne in stato di alterazione alcolica
Il terzo provvedimento è rivolto a un quarantenne di Catanzaro, identificato come responsabile di ripetuti vessamenti verso la moglie. In stato di ebbrezza, l’uomo ha insultato la compagna accusandola di prostituzione, le ha confiscato documenti e le ha impedito l’uso dei social network, limitandone la libertà di movimento. Tali comportamenti sono stati considerati forme di maltrattamento psicologico gravemente lesivo. Il giudice ha confermato una misura di due anni di sorveglianza, imponendo una distanza di 1000 metri dall’abitazione della vittima e il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati da lei, con obbligo di indossare il braccialetto elettronico.
Persistente stalking a Lamezia Terme: il 42enne dal 2018 al 2026
L’ultimo caso riguarda un quarantenne con precedenti penali, residente a Lamezia Terme, che ha perseguitato la moglie per otto anni, dal 2018 al 2026. Le condotte includono minacce di morte, aggressioni verbali e fisiche, nonché continue intimidazioni. La personalità antisociale dell’individuo è emersa chiaramente attraverso la violenza reiterata e l’allontanamento dalle norme sociali. La corte ha stabilito una misura di sorveglianza speciale di due anni con divieto di avvicinamento a meno di 500 metri, mantenendo i medesimi divieti di comunicazione e l’obbligo di indossare dispositivi di tracciamento.
Condizioni comuni delle misure di sorveglianza speciale
Tutte le quattro sentenze condividono elementi comuni: la durata standard è di due anni, con la possibilità di estensione a tre anni qualora il soggetto rifiuti il braccialetto elettronico. Inoltre, è imposto il divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da esse abitualmente frequentati, con una distanza minima di 1000 metri nella maggior parte dei casi, ridotta a 500 metri per l’ultimo provvedimento. Sono altresì vietate qualsiasi forma di comunicazione con le vittime, il contatto attraverso qualsiasi mezzo e l’espatrio dal territorio nazionale. La Polizia di Stato e le altre forze di polizia sono incaricate di garantire il rispetto di tali prescrizioni, assicurando una vigilanza costante per prevenire ulteriori episodi di violenza.
Queste decisioni evidenziano l’impegno costante delle autorità di pubblica sicurezza nel contrastare la violenza familiare e nel tutelare chi ne è vittima. La cittadinanza è invitata a segnalare tempestivamente qualsiasi indizio di abuso, affinché le forze dell’ordine possano intervenire rapidamente e applicare le misure previste dalla legge.



