Questa mattina il reparto di alta sicurezza del carcere di Catanzaro è stato teatro di un episodio che ha lasciato l’intera struttura sotto shock. Un giovane agente di servizio, mentre svolgeva le proprie mansioni, è stato colpito più volte al viso da un interno, che a quanto pare avrebbe reagito per la presunta mancanza di un saluto.
L’intervento di pronto soccorso ha riconosciuto al soggetto ferito una prognosi di quindici giorni, con la necessità di ulteriori accertamenti specialistici. Il paziente è stato dimesso dal pronto soccorso, ma rimane sotto osservazione per verificare eventuali complicazioni derivanti dalla violenza fisica subita.
L’aggressione al reparto di alta sicurezza di Catanzaro
Il carcere di Catanzaro è l’istituto più grande della Calabria, con più di 700 detenuti ospitati in una struttura pensata per 600 posti. Di questi, oltre 300 appartengono al regime di alta sicurezza, includendo terroristi, mafiosi e altri soggetti ad alto rischio. Il personale di polizia penitenziaria conta circa 380 unità operative su 470 previste, un dato che evidenzia una discrepanza tra esigenze operative e risorse disponibili.
Condizioni dell’agente e prognosi
L’aggressore ha sferrato una “raffica di colpi al volto”, comprendente pugni e schiaffi, provocando lividi e possibili commozioni. Dopo il soccorso, il medico ha consigliato al collega una pausa di quindici giorni, con ulteriori controlli programmati per il giorno successivo, garantendo così la maggior tutela della salute del personale penitenziario.
Le richieste dei sindacati e le implicazioni penitenziarie
Il Sappe, Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria, ha subito reagito chiedendo l’applicazione immediata dell’articolo 14 bis del codice penitenziario, una misura estremamente rigida riservata ai reati più gravi. Parallelamente, il SiNAPPe ha sottolineato la necessità di non trasformare gli agenti in “scudi umani” davanti a un clima di impunità sempre più diffuso.
Domanda di applicazione dell’articolo 14 bis e allontanamento
Secondo i dirigenti sindacali, il detenuto responsabile dovrebbe essere trasferito in un istituto dove la vigilanza sia più stringente, evitando così il rischio di ulteriori scontri. Inoltre, si sollecita la creazione di reparti dedicati alla gestione di detenuti particolarmente violenti, una proposta che potrebbe ridurre la tensione quotidiana tra guardie e internati.
Il caso di Catanzaro riaccende la discussione nazionale sulla sicurezza dei carcerieri, evidenziando come l’inadeguatezza delle risorse e la sovrappopolazione possano creare le condizioni per eventi violenti. Le autorità competenti dovranno valutare rapidamente le misure richieste dai sindacati per garantire la tutela del personale e il rispetto delle norme penitenziarie.



