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Studenti, agricoltori e manifestanti: la protesta del 30 ottobre

Il 30 ottobre le piazze italiane si riempiono di occupazioni studentesche, cortei di lavoratori e manifestazioni di agricoltori, tutti uniti contro il costo della vita e la guerra.

Studenti, agricoltori e manifestanti: la protesta del 30 ottobre

Venerdì 30 ottobre l’sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base diventa il palcoscenico di una mobilitazione più ampia: da Milano a Roma, passando per Napoli, Torino e molte altre città, gli studenti hanno occupato università, licei e poli tecnico-professionali. L’obiettivo comune è denunciare il crescente costo della vita, la carenza di servizi pubblici e la crescente destinazione di fondi alle spese militari. Le proteste mostrano come la crisi economica abbia spinto i giovani a scendere in piazza, affiancandosi ai lavoratori e, in alcuni casi, anche agli agricoltori.

Occupazioni universitarie e scolastiche in più regioni

Alle porte della Bicocca milanese, il collettivo Cambiare Rotta ha inscenato un’occupazione dell’ateneo con lo slogan “La guerra non la paghiamo”. Gli studenti hanno evidenziato l’aumento del 50% del carrello della spesa rispetto a cinque anni fa, la difficoltà di trovare alloggi a prezzi contenuti e il progressivo definanziamento delle strutture universitarie. A Milano, all’Università Statale, più di 1.500 studenti hanno denunciato la mancanza di posti letto nelle residenze pubbliche, aule sovraffollate e edifici chiusi da anni. Simili richieste sono emerse a Torino, dove il campus Einaudi è stato occupato per chiedere la gestione pubblica dei dormitori finanziati dal Pnrr, e a Napoli, dove gli studenti dell’Orientale hanno preso d’assalto Palazzo Giusso, rivendicando più borse di studio e un ritorno al modello universitario non profit.

Licei e istituti superiori: da Milano a Firenze

Le occupazioni non si limitano al mondo accademico. A Roma, licei come il Mamiani, il Tasso e il Plinio Seniore hanno visto studenti chiudere porte e finestre, protestando contro strutture degradate, bagni non funzionanti e una crescente “militarizzazione” della vita scolastica. A Firenze, il Gramsci, l’Alberti-Dante e il Galileo-Michelangiolo hanno denunciato aule allagate, infestazioni di insetti e carenze di personale. In tutte queste realtà, gli studenti chiedono non solo miglioramenti infrastrutturali, ma anche una revisione delle politiche educative, rimarcando che ogni euro destinato al riarmo sottrae risorse al loro futuro.

Crotone: studenti e agricoltori al fianco dei lavoratori

Nel sud, la città di Crotone ha ospitato un corteo dove, per la prima volta, studenti e agricoltori hanno marciato insieme. Cinquecento persone si sono radunate in piazzale Nettuno, seguite da trattori di associazioni locali. Le manifestazioni hanno avuto lo scopo di denunciare la crisi economica che colpisce la Calabria, ma anche l’insoddisfazione per gli esiti dei recenti incontri a Roma con i rappresentanti del governo. Gli studenti hanno alzato cartelli che chiedevano “meno soldi alle armi, più alla scuola”, mentre gli agricoltori hanno rimostrate l’inefficacia delle misure di sostegno al settore. Il corteo si è concluso in piazza della Resistenza, dove il sindaco Vincenzo Voce è stato interrotto dai manifestanti.

Catania: dal porto a Stesicoro migliaia di giovani in marcia

Il corteo di Catania è iniziato alle 9:30 dal porto, con un flusso continuo di studenti che hanno attraversato via Sangiuliano per giungere in piazza Stesicoro. Anche qui le richieste sono omogenee: riduzione del carovita, rinegoziazione delle spese militari, revisione delle politiche scolastiche e del welfare. Nonostante l’ampiezza del raduno, non sono stati segnalati disordini. La manifestazione ha evidenziato come la protesta si stia diffondendo anche nelle città del Sud, confermando una rete nazionale di contestazione che lega giovani, lavoratori e produttori agricoli.

Un messaggio comune: guerra, costi e diritto allo studio

Il fil rouge che attraversa tutte le azioni di protesta è la denuncia di un governo percepito come indifferente alle esigenze quotidiane dei cittadini, ma pronto a destinare fondi al riarmo. Le parole “guerra e carovita” riecheggiano in ogni piazza, dall’università di Milano alle strade di Crotone, testimoniando una frustrazione condivisa. Gli studenti non chiedono soltanto più denaro per l’istruzione, ma una revisione profonda del modello che mette al centro il profitto e la militarizzazione, proponendo invece un futuro basato su risorse pubbliche, alloggi dignitosi e servizi educativi di qualità.

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