Il 17 e il 18 ottobre scorsi le strade di numerose città italiane sono state teatro di violenti scontri, saccheggi e incendio di cassonetti pubblici. Gli episodi hanno spinto la Polizia di Stato a lanciare un’operazione su larga scala, con perquisizioni domiciliari e personali che hanno coinvolto centinaia di sospetti.
Perquisizioni in 18 comuni: numeri, soggetti e beni sequestrati
Circa cento soggetti sono stati posti sotto controllo nelle città di Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. Di questi, cinquanta-uno sono minorenni, identificati grazie alle indagini condotte dalla Digos su mandato dell’Autorità giudiziaria e anche di propria iniziativa. A Verona, gli agenti della Squadra Mobile hanno effettuato quindici perquisizioni, mentre tredici ulteriori controlli sono stati diretti verso giovani sospettati di possedere armi, munizioni o materiale esplosivo.
Nel complesso nazionale sono stati sequestrati telefonini, computer e altri dispositivi informatici, armi soft-air, coltelli, mazze, manganelli telescopici, tirapugni, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenenti benzina, oltre a capi di abbigliamento adibiti al travestimento (passamontagna, scaldacolli). A Verona è stato rinvenuto un machete, uno storditore, una pistola soft-air priva del tappo rosso, due bottiglie di benzina e due cellulari con chat utili alle indagini. Inoltre, è stato segnalato al prefetto il possesso di sostanza stupefacente da parte di uno dei giovani.
Reazioni istituzionali: dal presidente della Regione al sindaco di Bologna
Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha espresso gratitudine verso le forze dell’ordine, sottolineando che “la violenza di pochi non può diventare l’immagine di un’intera generazione”. Stefani ha ricordato che la libertà di manifestare è un diritto fondamentale, ma che non può essere usata come copertura per attività criminali come saccheggi e intimidazioni.
Parallelamente, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha “collegato” i recenti disordini a una più ampia crisi socio-economica. Lepore ha evidenziato che il “fiammifero” è stato acceso in un contesto di disoccupazione, affitti elevati e contratti precari, affermando che la solitudine dei giovani e l’impoverimento delle loro famiglie sono le radici di una “legna secca” pronta a bruciare. Ha inoltre invitato il governo a non limitarsi a decretare misure di sicurezza, ma a investire in scuole, abitazioni e servizi di sostegno per le famiglie in difficoltà.
Il sindaco ha inoltre richiesto un incontro urgente tra i governatori delle città coinvolte, temendo che messaggi violenti circolanti nelle chat online possano innescare nuovi episodi di terrore. “La violenza fa sparire le ragioni della protesta, ma chi rifiuta di capire rinuncia a prevenire”, ha concluso Lepore, rimarcando la necessità di un approccio integrato tra repressione e prevenzione.
Le indagini della Digos proseguono, con l’obiettivo di identificare ulteriori responsabili e di monitorare i canali social per impedire ulteriori escalation. La paranoia di un nuovo scoppio di violenza rimane alta, ma le autorità hanno assicurato che il lavoro di rete tra Questura, Prefettura e amministrazioni locali è attivo e costante.



