Al Teatro Rendano di Cosenza prende forma uno spettacolo che unisce fede, memoria e tecnologia scenica: Fortunata di Dio, opera dedicata a Natuzza Evolo, sarà in prima nazionale sabato 23 maggio alle ore 21 e domenica 24 maggio alle ore 17. Il progetto, pensato per raccontare la parabola umana e spirituale della mistica calabrese proclamata Serva di Dio, combina narrazione storica e momento performativo per evocare i luoghi e gli eventi che l’hanno resa nota.
La produzione, curata dalla Show Net di Ruggero Pegna, arriva a Cosenza con un team tecnico e artistico di primo piano. Sul palco, l’attrice Annalisa Insardà interpreta la protagonista, affiancata da Andrea Ortis — che firma anche la regia insieme a Pegna — e da un cast che comprende Leonardo Mazzarotto, gipeto, Michele Radice, Valeria Zazzaretta e Luca Attadia. L’intento dichiarato è raccontare con rispetto e rigore la storia personale e il fenomeno pubblico nato attorno alla figura di Natuzza.
La struttura artistica e tecnica dell’allestimento
L’allestimento punta su un impianto scenico moderno: scenografie mobili firmate da Lele Moreschi, un curato disegno luci ed effetti di Virginio Levrio, e costumi di Angelina da Bari. Il progetto sfrutta proiezioni immersive ed effetti speciali per ricreare momenti mistici e ambientazioni diverse, mentre la registrazione e la produzione televisiva prevista amplificano la portata dell’evento oltre il teatro. La consulenza artistica di Gianmario Pagano ha contribuito a coniugare sensibilità spirituale e esigenze teatrali.
La musica: colonna sonora dal vivo
La partitura originale è del compositore e pianista Francesco Perri, che eseguirà la musica dal vivo insieme a un ensemble acustico composto da Pierpaolo Greco al violoncello, Stefano De Marco alle chitarre, Michele Potenza alle percussioni e la voce di Enza Cristofaro. La scelta di una esecuzione live sottolinea l’intenzione di rendere ogni replica un’esperienza unica, integrando sonorità intime e momenti corali che accompagnano la narrazione scenica.
Contenuti narrativi: tre binari per raccontare una vita
La drammaturgia, firmata da Ruggero Pegna e Andrea Ortis, segue tre linee principali: la ricostruzione documentale degli eventi, la rappresentazione emotiva di alcuni episodi cardine e il confronto istituzionale sul fenomeno natuziano all’interno della Chiesa. Il percorso copre l’intera esistenza della protagonista, dalla nascita a Paravati fino alla sua scomparsa, mettendo in luce sia gli aspetti quotidiani di accoglienza che i fenomeni mistici a lei attribuiti.
Radici e patrimonio: Paravati e la Fondazione
Il progetto è sostenuto dal Patrocinio Morale della Fondazione Cuore Immacolata di Maria Rifugio delle Anime di Paravati, nata nel 1987 su ispirazione di Natuzza e gestore del centro assistenziale Villa della Gioia nella frazione di Mileto. Il legame con il territorio è centrale: il nuovo santuario di Paravati e le ricorrenze che richiamano pellegrini sono parte integrante della storia che lo spettacolo intende raccontare, insieme alle tappe formali come l’apertura della causa di beatificazione dopo la sua morte e l’istituzione del culto ufficiale.
Impatto e promozione
L’opera si inserisce nel progetto di promozione del turismo religioso La Notte degli Angeli, ideato da Pegna, con l’obiettivo di valorizzare la Calabria attraverso la cultura e i pellegrinaggi. Tra i partner figurano la Banca Mediocrati di Rende, Harmonic Innovation Group Spa Società Benefit di Roma, Mic Musical International Company e il Comune di Cosenza, che ha messo a disposizione il Rendano per prove e debutto. Questa rete di sostenitori consente una produzione di alto livello tecnico-artistico, definita dagli organizzatori come la più ambiziosa realizzata in regione.
In vista delle repliche, la presentazione pubblica ha posto l’accento sulla responsabilità di rendere in scena una figura controversa e amata, tentando di coniugare accuratezza storica e forza emotiva. Fortunata di Dio si presenta quindi come un tentativo di offrire al pubblico non solo un ritratto biografico, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo della spiritualità nella contemporaneità e sull’importanza dei luoghi che custodiscono memoria e devozione.



