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Dialisi a Reggio: i 30 pazienti in cerca di turni notturni

Trenta pazienti dializzati di Reggio Calabria lottano per turni notturni al GOM dopo la chiusura del centro di Pellaro

Dialisi a Reggio: i 30 pazienti in cerca di turni notturni

Da più di due mesi i circa trent-uno pazienti che dipendevano dal Centro Dialisi San Giorgio di Pellaro si trovano senza il loro punto di riferimento terapeutico. La sospensione dell’accreditamento da parte della Regione ha costretto tutti a ricercare alternative, ma le strutture disponibili a reggio calabria sono poche. L’unica opzione rimasta è l’hub dialisi del Grande Ospedale Metropolitano (GOM), che tradizionalmente si occupa dei casi acuti. Per i pazienti cronici, però, la soluzione è diventata una corsa contro il tempo, con appuntamenti inseriti in fasce orarie notturne. La dialisi è una terapia di sostituzione della funzione renale e, per chi è già in condizioni fragili, qualsiasi ritardo può trasformarsi in emergenza clinica.

Turni notturni d’urgenza al GOM

Il pronto soccorso del GOM ha accolto nella tarda serata gli arrangementi più urgenti: i pazienti hanno potuto accedere a sedute programmate tra le ore 22:00 e le 02:00. La risposta dell’unità è stata definita “straordinaria” dal personale sanitario, ma la natura temporanea di tali turni non è adatta a chi necessita di trattamento tre volte alla settimana. Nelle ultime 24 ore, più di una decina di persone ha dovuto percorrere il tragitto notturno, con la speranza di non perdere la seduta programmata. Il costo dei carburanti e la scarsità di mezzi pubblici rendono la soluzione ancora più gravosa per soggetti spesso in condizioni di invalidità.

Impatto logistico sui pazienti vulnerabili

Affrontare la dialisi nelle ore notturne comporta una serie di difficoltà pratiche: il sonno è interrotto, la concentrazione diminuisce e il rischio di complicanze aumenta. Per molti, la distanza tra casa e l’ospedale supera i 30 km, rendendo indispensabile l’uso del veicolo privato o il ricorso a servizi di trasporto a pagamento. La perdita del pulmino messo a disposizione dal centro di Pellaro ha aggravato la situazione, costringendo le famiglie a ricorrere a soluzioni improvvisate e più costose. Inoltre, gli effetti dell’aumento dei prezzi del carburante incidono pesantemente sui budget familiari, già stretti a causa delle spese sanitarie continuative.

Le richieste della Fintred e la lacuna infrastrutturale

Il coordinatore regionale della Fintred, Dr. Francesco Puntillo ha sottolineato che basta la firma di un DPGR per coprire i 29 posti rene mancanti a Reggio Calabria. Ha evidenziato che città come Catanzaro e Cosenza dispongono di due centri dialisi – uno ospedaliero e uno territoriale – mentre Reggio è limitata a un unico hub, progettato per gestire solo emergenze. Questo squilibrio strutturale costringe i pazienti cronici a “vagare” tra ospedali come Melito Porto Salvo o Taurianova, nella speranza di trovare un turno disponibile. Puntillo ha ringraziato i medici del GOM per il loro impegno, ma ha ricordato che il peso aggiuntivo dovrebbe ricadere sull’Asp, che ha la responsabilità di garantire la continuità delle cure per i pazienti impropri alla missione dell’hub.

Il caso della giovane di 16 anni

Tra le voci che hanno raggiunto la stampa c’è la toccante lettera di una ragazza di 16 anni indirizzata al sindaco francesco cannizzaro. Nella missiva, la giovane denuncia la paura che la sua madre, affetta da insufficienza renale, corre ogni giorno per poter accedere alla dialisi. La madre, che prima usufruiva di un servizio di trasporto gratuito offerto dal centro di Pellaro, ora deve affidarsi a mezzi privati o a costosi taxi, aggravando il disagio economico della famiglia. La ragazza ha scritto: “La dialisi non è una terapia facoltativa è una necessità vitale”. Il suo appello ha riacceso il dibattito pubblico sulla necessità di una soluzione stabile e non più temporanea.

Pressioni istituzionali e prospettive future

Le richieste sono state indirizzate al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, e al sindaco di Reggio, Francesco Cannizzaro, nella speranza di avviare un tavolo tecnico con l’Asp. Al momento, non esiste ancora una dichiarazione ufficiale che confermi l’avvio di tale confronto. Nel frattempo, i 30 pazienti continuano a dipendere da turni notturni improvvisati, che non garantiscono la regolarità necessaria per una terapia così delicata. L’incertezza su come e dove verranno svolte le prossime sedute rappresenta un peso psicologico enorme per le famiglie, soprattutto per gli anziani che hanno già una vita segnata dalla malattia. Senza un intervento strutturale, il rischio è che la crisi si trasformi in una condizione permanente, minando il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.

La speranza resta nell’intervento tempestivo delle istituzioni, che dovranno garantire la firma del DPGR e l’apertura di un centro dialisi territoriale capace di sostenere i pazienti cronici, evitando ulteriori ricorrenze di turni notturni d’emergenza.

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