Durante i lavori di scavo che si sono svolti nelle vicinanze del Liceo scientifico Berto e del palazzo della Provincia di vibo valentia, un tubo sotterraneo è stato danneggiato, provocando una fuga di gas capace di evolversi in una vera e propria catastrofe. L’incidente, per fortuna neutralizzato in tempo, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nei cantieri urbani e negli edifici scolastici, ponendo l’accento su una protezione troppo spesso ridotta a mero adempimento burocratico.
Il punto di vista dell’ingegnere Nicola Iozzo
L’ingegnere Nicola Iozzo professionista con esperienza nella gestione della sicurezza urbana, ha commentato l’evento senza addossare colpe definitive, ma sottolineando la necessità di una cultura della prevenzione più solida. Iozzo ha già affrontato tematiche analoghe, dal terremoto locale al rifacimento del muro di recinzione della scuola Garibaldi, fino alla riqualificazione di piazza Municipio. Nel caso del liceo Berto, la rottura del tubo durante gli scavi ha evidenziato quanto la sicurezza possa passare da ipotesi a pericolo reale con un solo soffio.
Le lacune nella gestione della sicurezza
Secondo Iozzo, le norme vigenti – il Decreto legislativo 81/2008 e il Decreto ministeriale 10/03/1998 – impongono alle scuole e ai luoghi pubblici l’obbligo di redigere un piano di evacuazione così come ai cantieri spetta il PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento). Nella pratica, però, tali documenti spesso si trasformano in «fotocopie seriali», pronti a superare un controllo formale ma incapaci di mitigare realmente i rischi. La normativa, inoltre, richiede specifici criteri di accessibilità, distanze di sicurezza e capienza dei punti di raccolta, ma la realtà dei luoghi pubblici di Vibo Valentia rimane poco chiara.
Domande aperte sui sottoservizi
Una delle questioni più urgenti è se il cantiere vicino alla scuola avesse effettuato tutte le mappature dei sottoservizi necessarie prima di intervenire. La rottura di un tubo, che ha provocato la fuga di gas, suggerisce una possibile carenza nella fase di pianificazione. Quanto tempo è stato dedicato alla verifica dei percorsi sotterranei? Quali misure preventive erano state adottate per evitare l’impatto su un’area frequentata quotidianamente da centinaia di studenti?
Il ruolo della scuola e la necessità di un cambiamento culturale
Durante l’emergenza, la preside Licia Bevilacqua e il corpo docente hanno guidato la scuola verso un’evacuazione ordinata, dimostrando grande dedizione. Tuttavia, affidarsi esclusivamente alla “straordinaria abnegazione” del personale non è sufficiente: la sicurezza deve essere radicata nei processi progettuali, esecutivi e di controllo. Un PSC rigoroso avrebbe potuto impedire il rischio, evitando che il “fortuito” richiedesse un intervento d’urgenza. Iozzo invita, quindi, a sottolineare che il silenzio e il “non disturbare il manovratore” non hanno più spazio nel panorama della sicurezza pubblica.
L’indagine giudiziaria, che dovrà fare luce su responsabilità e dinamiche operative, non può escludere la più ampia riflessione civile: è necessario un vero cambio di mentalità tra chi progetta, chi esegue i lavori e chi vigila, senza dimenticare il ruolo di ogni cittadino. Solo una consapevolezza collettiva potrà trasformare le normative in difese concrete contro incidenti simili.



