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Identificate due vittime italiane nello scontro di Urda

Sono state identificate due vittime italiane nel drammatico incidente ferroviario di Urda; le autorità hanno attivato un centro di assistenza e l’inchiesta punta sul segnalamento

Identificate due vittime italiane nello scontro di Urda

Due cittadine di nazionalità italiana sono state ufficialmente riconosciute tra le vittime del grave incidente ferroviario avvenuto a Urda, nella provincia di Toledo, lungo la linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Il bilancio complessivo confermato è di 69 morti. Le due vittime sono Ana Martina Conte Grand e Daniela Millan Parlanti; il fratello della trentaduenne che viaggiava con Ana Martina è rimasto ferito. Le identificazioni sono state confermate tramite rilievo delle impronte digitali e analisi del DNA.

Assistenza alle famiglie e procedura di identificazione

Le autorità locali hanno previsto supporto costante per i congiunti delle vittime: è stato “allestito un Centro di assistenza dedicato ai congiunti presso la Casa sacerdotale di Toledo“. Sul posto e nei reparti tecnici hanno operato anche il Consolato Generale d’Italia a Madrid e l’Ambasciata d’Italia in Spagna, in raccordo con la Farnesina. L’identificazione delle salme è stata condotta dall’Istituto di Medicina legale e Scienze forensi di Toledo, con sede a Ciudad Real, che ha completato l’identificazione di 66 vittime su 69 totali. Altre tre salme restano ancora da identificare.

Distribuzione delle nazionalità e consegne

I rilievi medico-legali indicano la presenza di passeggeri di diverse nazionalità: tra i decessi si contano 54 cittadini spagnoli, quattro statunitensi, due italiani, e singoli casi per altre nazionalità. Finora l’autorità giudiziaria ha autorizzato la consegna di 47 salme ai rispettivi nuclei familiari per le esequie. Sul fronte sanitario, la Comunità autonoma di Castiglia-La Mancia segnala che 29 persone restano ricoverate, di cui 9 in terapia intensiva.

La ricostruzione tecnica e i punti chiave dell’indagine

L’incidente è avvenuto il 28 ottobre nella mattina lungo la tratta ad alta velocità quando un treno AVE della Renfe ha tamponato un convoglio gestito da Iryo. L’inchiesta giudiziaria e tecnica si concentra su un aspetto specifico: “l’inchiesta si concentra su un guasto al sistema di segnalamento“. In particolare, si sta analizzando la sequenza di comunicazioni tra il centro di controllo e i macchinisti, nonché i registri e le scatole nere dei convogli.

Il ruolo del centro di controllo e l’autorizzazione alla marcia

Tra gli elementi sotto esame c’è l’ordine dal centro di controllo che “ha autorizzato il macchinista dell’AVE a riprendere la marcia“. Le indagini esamineranno perché, dopo le segnalazioni di malfunzionamento, la circolazione sia stata consentita con l’impostazione di “marcia normale” e non con la procedura più prudente di “marcia a vista“: quest’ultima prevedeva il “limit di 40 chilometri orari” in caso di perdita delle funzioni del segnalamento. Il ministro dei Trasporti ha definito la decisione del centro di controllo “inspiegabile“.

Il guasto al sistema di segnalamento coinvolge un impianto storico attivo sulla linea fin dagli anni Novanta. Gli investigatori dovranno valutare sia le cause tecniche del malfunzionamento sia l’applicazione delle procedure alternative quando il sistema principale non è operativo. Le misure cautelari adottate dalla magistratura includono il sequestro delle scatole nere e il divieto di rimozione dei detriti senza autorizzazione nell’area interessata.

Dati operativi e impatto sui passeggeri

I convogli coinvolti avevano un alto numero di passeggeri: l’Iryo oggetto dell’urto trasportava numeri significativi di viaggiatori, e l’AVE sopraggiungente aveva centinaia di passeggeri a bordo. Nel complesso l’incidente ha provocato anche numerosi feriti e persone coinvolte di diverse nazionalità; le autorità diplomatiche e consolari hanno messo in atto contatti e procedure per assistere cittadini stranieri.

Le indagini resteranno sotto la giurisdizione competente e continueranno ad analizzare comunicazioni, registri del traffico e i dispositivi di protezione e segnalazione della rete per stabilire responsabilità tecniche e operative. L’esatta dinamica dei fatti e la valutazione delle procedure applicate nelle fasi precedenti allo scontro saranno decisive per la chiusura delle indagini.

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