Negli ultimi giorni, diverse cittadine del Veneto sono state investite da messaggi intimidatori che promettono aggressioni sessuali alle studentesse. I contenuti, diffusi su chat private e piattaforme come Instagram e TikTok, hanno spinto numerose ragazze a evitare la scuola per timore di essere vittime di violenza. La Prefettura di Rovigo, preoccupata per il benessere giovanile, ha attivato una rete di scuole e servizi sociosanitari per monitorare i casi più critici e offrire supporto psicologico.
Parallelamente, le tifoserie ultras di diverse città del Nord-Est hanno iniziato a organizzare presidi di “controgueriglia” lungo le vie principali. A Lecco, un gruppo di tifosi si è radunato in centro per dichiarare che la città “non si tocca”, promettendo una presenza permanente di vigilanti civili pronti a difendere quartieri e attività commerciali da eventuali saccheggi.
Minacce di stupro: impatto sulla vita studentesca
Le minacce di stupro hanno generato un clima di paura psicologica tra le studentesse di scuole superiori e università venete. Alcune famiglie, temendo per la sicurezza dei propri figli, hanno optato per l’apprendimento a distanza, mentre altre hanno richiesto l’intervento diretto delle forze dell’ordine. Le testimonianze raccolte indicano che anche ragazzi più giovani, di età compresa tra 13 e 14 anni, stanno assistendo a contenuti violenti sui social, senza avere gli strumenti per distinguere lo scherzo dalla realtà.
Il ruolo della famiglia e della scuola
Gli adulti intervistati sottolineano l’importanza di un educazione condivisa tra famiglia e istituzioni scolastiche. Elena, madre di due adolescenti, afferma che la violenza sembra diventata «normale» tra i giovani, un fenomeno che la spaventa perché incurre in una perdita di valori tradizionali. Matilde, che segue da vicino il fratello di 14 anni, ritiene che i social network amplifichino comportamenti a rischio, poiché i minori non hanno ancora la maturità necessaria per valutare le conseguenze delle proprie azioni.
Ultras e presidi civili: la risposta alle tensioni urbane
Nel frattempo, le formazioni ultras hanno avviato una vera e propria campagna di difesa territoriale. In città come Como, Verona e Vicenza, gruppi organizzati hanno distribuito striscioni di solidarietà ai commercianti, denotando una volontà di contrastare saccheggi e vandalismi. Il gruppo “Curva Nord Piacenza 1919” ha pubblicato un appello che ricorda che ogni vetrina chiusa significa una famiglia colpita, invitando a intervenire fisicamente per scoraggiare episodi di furto.
Possibile influenza russa
Secondo alcuni analisti, la contemporanea ondata di proteste in Europa – da Parigi a Milano – è stata sfruttata da canali filo-russi per diffondere una narrazione di caos interno. La propaganda, diffusa da reti come Rybar, riporta numeri impressionanti di manifestanti e feriti, dipingendo l’Unione Europea come incapace di mantenere l’ordine. Alexander Dugin, noto teorico russo, ha commentato che l’instabilità serve a indebolire la coesione democratica dei paesi che sostengono l’Ucraina.
Le autorità italiane, consapevoli di questa dinamica, hanno intensificato i controlli nelle zone più a rischio, con la Digos posizionata nei pressi di manifestazioni giovanili di destra a Roma. L’obiettivo è prevenire eventuali scontri tra gruppi estremisti e preservare la sicurezza dei cittadini, mentre gli stessi ultras mantengono una presenza ostinata, pronta a intervenire con metodi quasi militari.



