Le autorità di Catanzaro hanno messo in campo un’operazione di sequestro senza precedenti, bloccando beni per un valore stimato in più di mezzo milione di euro. L’intervento è stato coordinato dalla Direzione investigativa antimafia (DIA) e dalla Questura locale, su disposizione del Tribunale di Catanzaro, Sezione misure di prevenzione. Al centro dell’azione c’è Andrea Leone un imprenditore attivo nei settori della nautica e della rappresentanza di ricambi industriali, già condannato a 15 anni e 4 mesi per associazione di tipo mafioso nell’ambito dell’inchiesta Basso Profilo.
Dettagli dell’intervento e beni sequestrati
L’ordine di confisca ha interessato una serie di beni dislocati sia a Catanzaro sia nelle zone di Simeri Crichi e Sellia Marina. Tra le misure esecutive figurano una società a responsabilità limitata con sede nella provincia, due quote societarie, cinque immobili di diversa entità, una vettura di lusso e un orologio Rolex di valore elevato. Inoltre, sono stati bloccati tre rapporti finanziari, comprendenti polizze vita e buoni fruttiferi, tutti per un valore complessivo di circa 500.000 euro. Gli inquirenti hanno sottolineato la disproporzione tra i redditi dichiarati dal soggetto e il patrimonio scoperto, elemento chiave per definire la natura illecita dei beni.
Il legame con la ’ndrangheta e l’inchiesta Basso Profilo
Le indagini hanno ricostruito il ruolo di Leone all’interno della locale di Cutro, inserito nella cosca “Bagnato” di Roccabernarda, parte del territorio crotonese. Dal 2005 avrebbe fornito supporto imprenditoriale al clan, orchestrando una rete di fatturazione falsata per operazioni inesistenti. Tale struttura era finalizzata ad alimentare le casse della criminalità organizzata e a garantire liquidità ad altri imprenditori affiliati a consorterie mafiose alleate. La Corte d’appello di Catanzaro ha confermato la condanna il 24 febbraio 2026, confermando l’appartenenza dell’imprenditore alla medesima organizzazione criminale.
Implicazioni per il territorio e la lotta al crimine organizzato
Obiettivi della confisca
L’intervento si inserisce nel più ampio programma di contrasto ai patrimoni illeciti legati alla criminalità organizzata. Confiscare beni di così elevato valore permette di indebolire le capacità finanziarie della ‘ndrangheta, limitando la capacità di investimento in attività legittime e di riciclaggio. Le autorità hanno sottolineato che tali misure sono essenziali per tutelare il tessuto economico legale della provincia, garantendo che le risorse sequestrate possano essere destinate a iniziative di pubblica utilità o a risarcimenti per le vittime.
La collaborazione tra DIA, Questura e magistratura ha dimostrato l’efficacia di un approccio integrato nella lotta contro la ‘ndrangheta, inviano un messaggio forte a chi tenta di nascondere il denaro illecito dietro attività apparentemente lecite.



