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Corte di Catanzaro conferma 30 anni di carcere a Danilo Viscomi

Dopo due anni dal tragico omicidio, la Corte d'Assise di Catanzaro ha decretato 30 anni di carcere per Danilo Viscomi, rimarcheggiando un caso nato da un debito di trenta euro.

Corte di Catanzaro conferma 30 anni di carcere a Danilo Viscomi

Il 2 ottobre 2024, nella tranquilla cittadina calabrese di Gasperina un diverbio di scarsa entità si è trasformato in una tragedia irreparabile. Antonio Procopio, 38 anni, è stato colpito al torace da un colpo di coltello che gli ha spezzato la vita. A seguito dell’accaduto, la Corte d’Assise di Catanzaro ha pronunciato una sentenza che richiama l’attenzione sull’importanza della certezza del diritto.

Sentenza della Corte d’Assise di Catanzaro

Nel corso dell’udienza tenutasi l’8 ottobre 2026, il giudice ha confermato la richiesta avanzata dal pubblico ministero Calderelli ovvero una pena detentiva pari a 30 anni di reclusione per l’imputato Danilo Viscomi 43 anni. Oltre alla sanzione penale, la Corte ha disposto il pagamento di un risarcimento civile a favore dei familiari della vittima, sebbene l’ammontare debba ancora essere determinato in sede civile.

Dichiarazioni dei legali delle parti civili

Gli avvocati Antonio LomonacoSergio Sangiovanni e Nunzio Raimondi che rappresentano la moglie, i figli minori, la madre e i fratelli di Antonio Procopio, hanno espresso soddisfazione per la decisione, sottolineando che «dopo due anni dal grave fatto di sangue avvenuto in Gasperina… è arrivata la sentenza giusta che restituisce alla sua memoria e ai suoi cari la certezza nel diritto e nelle istituzioni». La loro posizione evidenzia il desiderio di una giustizia rapida e risolutiva, soprattutto quando le vittime sono familiari di una giovane famiglia.

Dettagli del delitto e motivazioni della condanna

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri di Gasperina guidati dal comandante Misogano il conflitto è nato in un bar del centro, dove Viscomi avrebbe contestato a Procopio un debito di circa trenta euro. Dopo lo scontro verbale, Viscomi avrebbe lasciato il locale, ritirato un coltello da casa e atteso Procopio per compiere il gesto definitivo, colpendolo con un singolo fendente mortale al cuore. La Procura aveva inquadrato il reato come omicidio volontario aggravato per motivi futili e per l’uso di arma da taglio.

L’avvocato difensore di Viscomi, Alessandro Guerriero ha sostenuto l’assenza di premeditazione, ma il giudice ha ritenuto che la preparazione dell’arma e l’attesa deliberata dimostrino una volontà deliberata, giustificando così la gravità della pena. La decisione della Corte,

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