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Proteste a Lamezia Terme contro l’insediamento di famiglie rom

Le proteste a Lamezia Terme contro le nuove sistemazioni rom riaccendono il dibattito sulla gestione degli alloggi.

Proteste a Lamezia Terme contro l’insediamento di famiglie rom

Nel cuore del quartiere Razionale di Lamezia Terme si sta vivendo una fase di forte tensione sociale. Da tempo è attivo un piano di ricollocazione dei residenti del campo rom di Scordovillo, avviato sotto la guida della cabina di regia sovracomunale istituita nel 2024. L’obiettivo dichiarato è garantire un’integrazione più efficace, ma l’avvicinarsi di nuovi inquilini in edifici pubblici e privati ha scatenato una serie di manifestazioni da parte dei cittadini lametini, che temono una riduzione della disponibilità abitativa e una mancata consultazione.

Il progetto di ricollocamento e il suo finanziamento

Il programma di inclusione punta a destinare 8 milioni di euro per favorire la integrazione dei cittadini rom provenienti dal campo Scordovillo. Tale budget, gestito congiuntamente da Regione CalabriaPrefettura di Catanzaro e Comune di Lamezia Terme prevede la messa a norma di immobili esistenti e l’acquisto di nuove unità abitative sia nella città che nell’hinterland. L’Aterp, responsabile della gestione del patrimonio immobiliare, ha già ristrutturato diversi appartamenti nel Razionale e ha avviato trattative per l’acquisto di case private in altri comuni limitrofi, con l’intento di creare una rete di soluzioni abitative diversificate.

Finanziamento e scadenze

Il fondo di 8 milioni di euro è stato predisposto con vincoli specifici: le risorse devono essere impiegate esclusivamente per interventi di adeguamento edilizio per l’acquisto di immobili idonei e per programmi di supporto sociale rivolti alle famiglie rom. Il protocollo concordato tra le autorità prevede inoltre l’obbligo di non comunicare pubblicamente iniziative che non siano state preventivamente approvate da tutti gli attori coinvolti, una clausola che finora è stata fortemente contestata dalle associazioni locali.

Le proteste dei cittadini e le richieste di maggiore trasparenza

Dal scorso anno, le polemiche si sono intensificate soprattutto nel quartiere Razionale dove i residenti hanno organizzato manifestazioni, striscioni e assemblee pubbliche. Gli abitanti denunciano una “carenza di informazioni” da parte della cabina di regia e della Prefettura di Catanzaro sottolineando che le decisioni vengono prese senza un reale coinvolgimento della popolazione locale. Alcuni gruppi hanno evitato slogan espliciti come “prima gli italiani”, preferendo richieste più concrete, come la necessità di una comunicazione chiara e di una partecipazione attiva nei processi decisionali.

Le critiche al protocollo di comunicazione

Il protocollo firmato tra Regione CalabriaPrefettura di Catanzaro e Comune di Lamezia Terme stabilisce che «le parti convengono di non procedere ad attività di comunicazione legate all’iniziativa rivolte all’opinione pubblica o alle minoranze etniche interessate che non siano state previamente concordate». Questa disposizione è stata interpretata come un ostacolo al diritto dei cittadini di conoscere i dettagli del progetto, alimentando ulteriormente il malcontento e la percezione di una gestione “poco trasparente”.

Prospettive future e possibili scenari

Il dibattito resta aperto, con la cabina di regia chiamata a rivedere le proprie strategie comunicative e a trovare un equilibrio tra le esigenze di inclusione dei rom e le preoccupazioni dei residenti lametini. Gli organismi di governo stanno valutando la possibilità di organizzare tavole di confronto più ampie, includendo rappresentanti dei cittadini, delle associazioni locali e dei soggetti coinvolti nella gestione degli immobili. La risposta a queste richieste potrebbe determinare se il progetto di 8 milioni di euro riuscirà a concludersi con successo o se le proteste continueranno a bloccare le fasi successive del piano di ricollocamento.

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