Alexander Zverev ha centrato il primo titolo del Grande Slam a Parigi sconfiggendo Flavio Cobolli in finale, ma quel successo è arrivato dopo mesi segnati da dolore fisico e da cure intensive. Il campione tedesco ha narrato il percorso che lo ha portato al trionfo, spiegando che la sofferenza alla schiena non era un problema passeggero: si trattava di un edema osseo collegato a un disturbo del metabolismo condizione che gli ha impedito di allenarsi con continuità e di esprimere la propria tecnica al meglio.
Il quadro clinico e le terapie che hanno cambiato la stagione
Secondo la sua testimonianza, la fase più critica è stata affrontata con una serie di infiltrazioni eseguite dal medico Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt. Zverev ha dichiarato di aver ricevuto circa 60 iniezioni nella finestra invernale e di averne eseguite altre in seguito, dopo il Masters 1000 di Roma, per un totale che sfiora le centinaia di terapie somministrate tra dicembre e i mesi successivi. Queste sedute sono state decisive per consentirgli di scendere in campo senza dolore: prima delle cure non riusciva a sostenere carichi di lavoro adeguati e,
Il recupero progressivo: da Shanghai al Roland Garros
La ripresa è stata graduale: Zverev racconta di aver iniziato a gestire meglio il problema a partire dal torneo di Shanghai, trovando via via più fiducia nella propria condizione fisica. Quel miglioramento ha avuto ripercussioni dirette sul rendimento in campo, permettendogli di riacquistare stabilità nei colpi e nella preparazione atletica. Il mix di fisioterapia, lavoro in palestra e le infiltrazioni ha quindi consentito una progressione che si è concretizzata nella performance parigina.
Il valore del team, la famiglia e la fame che resta
Il successo al roland garros non è stato solo il risultato di una terapia: Zverev ha più volte sottolineato il ruolo del team che lo segue — preparatori atletici, fisioterapisti e il nuovo membro dello staff entrato poche settimane prima dello Slam — oltre al supporto della famiglia, che ha condiviso con lui il momento della premiazione. L’atleta ha definito la conquista come il frutto di un lavoro collettivo, ma ha anche ribadito la propria passione per gli allenamenti: dichiarando apertamente che, se smettesse oggi di giocare, continuerebbe comunque ad allenarsi perché lo pratica per piacere e non solo per i trofei.
Obiettivi futuri e classifica
L’appetito non è stato placato dalla vittoria: Zverev ha espresso la volontà di proseguire l’attività per altri dieci anni e di provare a migliorare ulteriormente la propria posizione in classifica ATP. Pur riconoscendo la difficoltà della rincorsa ai vertici — con un divario importante dai leader come Jannik Sinner — il titolo parigino lo ha rilanciato nella corsa e gli ha dato quella conferma psicologica che spesso fa la differenza nelle stagioni successive.
Un ulteriore aspetto rilevante è la storia personale di Zverev: convive con il diabete di tipo 1 dalla nascita, condizione che lo ha portato a rappresentare un esempio per molte famiglie e giovanissimi atleti. La sua vittoria Slam assume così anche un valore simbolico, dimostrando che una patologia cronica non preclude il raggiungimento dei massimi risultati nello sport d’élite. In definitiva, il Roland Garros per Zverev è il coronamento di un percorso che ha unito resilienza fisica, terapie mirate e una solida rete di supporto personale e professionale.


