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Spettacolo solidale a Catanzaro: teatro, salute mentale e reazione della città

A Catanzaro il Teatro Comunale ha ospitato uno spettacolo nato da un laboratorio per persone con problemi di salute mentale, promosso dall'Associazione Volontari "Ave Ama"; l'evento ha evidenziato entusiasmo popolare e l'assenza degli amministratori nelle iniziative legate alla fragilità sociale

Spettacolo solidale a Catanzaro: teatro, salute mentale e reazione della città

Nel cuore del centro storico di Catanzaro si è consumato un evento che ha messo insieme arte, cura e impegno civile: il Teatro Comunale ha visto una folta presenza di pubblico per assistere a uno spettacolo realizzato da una compagnia composta da persone con disturbi psichici, dirette dal regista Egidio Gemelli. L’iniziativa, nata come laboratorio creativo, ha preso forma in uno spazio storico, il convitto della Stella, grazie alla disponibilità del rettore della Basilica dell’Immacolata Don Zaffino. L’azione è stata promossa dall’Associazione Volontari “Ave Ama” e pensata per unire dimensione artistica e percorso terapeutico.

Un laboratorio teatrale come strumento di cura e integrazione

Lo spettacolo, intitolato “Wi FI di Famiglia: il segnale va e viene”, nasce da un percorso di sei mesi e rappresenta un esempio concreto di come il lavoro teatrale possa diventare componente di un progetto di cura. Questo approccio si inserisce nel filone della Legge Basaglia, che riconosce il diritto alla libertà e all’autonomia delle persone con problemi di salute mentale e promuove percorsi che favoriscano il reinserimento sociale. Il laboratorio ha offerto ai partecipanti uno spazio di espressione, di sperimentazione e di consolidamento delle proprie risorse, con il supporto artistico della compagnia di riferimento del regista, “Anthropino”.

Spazio, tempi e metodo del percorso

Il convitto della Stella, edificio storico messo a disposizione dall’istituzione religiosa locale, ha funzionato come luogo di prova e crescita. In quell’ambiente i protagonisti hanno lavorato su testi, gesti e relazioni, seguendo un modello integrato che combina salute e socialità. Il metodo prevedeva la partecipazione attiva, la sperimentazione scenica e la valorizzazione delle capacità residue, con un’obiettivo chiaro: permettere a ciascuno di trovare una voce e uno spazio di dignità pubblica. L’esperienza ricorda come la cultura possa essere terapia quando orientata al rispetto della persona.

Reazione della città e ruolo delle istituzioni

La risposta del pubblico è stata più che positiva: il Teatro Comunale si è riempito e ha mostrato un segnale di vicinanza e attenzione collettiva nei confronti della tematica della salute mentale. Tuttavia, questo entusiasmo popolare contrasta con la frequente assenza delle istituzioni locali. Nonostante la rilevanza sociale dell’argomento e la necessità di mettere in campo politiche e servizi mirati, amministratori e responsabili dei servizi pubblici non sono intervenuti con la stessa visibilità della cittadinanza. Questo divario tra attivismo civico e mancanza di iniziativa istituzionale è stato motivo di critica per gli organizzatori e per i partecipanti al progetto.

Critica civica e volontariato attivo

L’Associazione Volontari “Ave Ama” ha scelto di ribaltare dinamiche consolidate: invece di cedere la scena alla propaganda politica, ha deciso che l’accesso allo spettacolo sarebbe stato consentito previo acquisto del biglietto. In questo modo si è evitata la strumentalizzazione dell’evento e si è ribadita la centralità del progetto artistico e terapeutico. La scelta ha avuto anche una funzione simbolica: le emozioni offerte dalla rappresentazione avevano un valore concreto e condiviso, non una valenza di comodo per chi cerca visibilità politica. La platea numerosa ha così rappresentato una risposta netta alle riserve sulla coscienza civile della città.

Significato dell’iniziativa e prospettive future

Al di là del successo di pubblico, lo spettacolo assume valore come esempio replicabile di come culture assistenziali e pratiche artistiche possano convergere per produrre inclusione. Il progetto mostra che gli spazi culturali possono trasformarsi in luoghi di cura e di cittadinanza attiva, dove il teatro diventa mezzo per affermare diritti e restituire dignità. La positiva accoglienza solleva però questioni aperte: serve un impegno strutturato degli enti pubblici per sostenere iniziative simili e garantire continuità a questi percorsi di reinserimento.

In conclusione, l’esperienza catanzarese dimostra che la comunità può reagire con partecipazione e sensibilità quando si mette al centro la persona e la sua fragilità. Resta l’appello degli organizzatori affinché l’entusiasmo civile si trasformi in azioni concrete da parte di amministrazioni e servizi sanitari, per fare in modo che eventi come questo non restino episodi isolati, ma diventino parte di una rete di sostegno permanente.

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