La mattina del 10 giugno 2026 la Direzione investigativa antimafia ha eseguito un provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di reggio calabria che dispone la confisca di beni per un valore complessivo stimato in circa sei milioni di euro. L’operazione interessa patrimoni ritenuti riconducibili, nelle contestazioni formulate, a un soggetto definito dagli investigatori “ad un soggetto ritenuto apicale della cosca Barbaro di Platì“.
Il provvedimento è stato adottato nell’ambito di un procedimento di prevenzione coordinato dalla Dda di Reggio Calabria e avanzato con una proposta congiunta a firma del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli e del direttore della Direzione investigativa antimafia. La misura è stata notificata ed eseguita nei giorni successivi alla firma del decreto emesso dalla Sezione misure di prevenzione.
Dettagli dell’azione eseguita il 10 giugno 2026
La confisca ha interessato diversi beni il cui valore complessivo è stato stimato in circa sei milioni di euro. L’intervento operativo della Direzione investigativa antimafia è arrivato al termine di accertamenti patrimoniali e valutazioni volte a dimostrare la riconducibilità dei patrimoni al soggetto coinvolto. Il provvedimento, come precisato formalmente, “il provvedimento di confisca è stato emesso” nell’ambito del procedimento in primo grado, e
Ruolo della Procura e della Dia
La proposta congiunta è stata sottoscritta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e dal direttore della Direzione investigativa antimafia nel quadro delle competenze attribuite per i procedimenti di prevenzione. Secondo quanto indicato dagli atti, l’azione mira a colpire la disponibilità economica riferibile a un “elemento apicale” della struttura criminale indicata come cosca Barbaro di Platì tentando di incidere sulla capacità di reinvestimento e influenza di carattere patrimoniale.
Contesto processuale e ricadute
Il decreto che dispone la confisca è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria e rappresenta un atto inserito in un percorso giudiziario più ampio. La natura del provvedimento è preventiva e patrimoniale: si tratta cioè di strumenti che agiscono sulla sfera economica anziché su provvedimenti penali definitivi. L’esito formale dell’istanza è subordinato alle fasi successive del procedimento, che potranno includere impugnazioni e verifiche di merito da parte degli organi giudiziari competenti.
Le autorità coinvolte hanno sottolineato come misure di questo tipo siano parte integrante delle strategie investigative volte a disarticolare capacità economiche e logistiche attribuite a gruppi organizzati. Il valore della confisca, quantificato in circa sei milioni di euro è indicativo dell’entità patrimoniale che può essere associata a individui ritenuti parte di strutture mafiose come la cosca Barbaro di Platì e riflette l’attenzione della magistratura e degli organi investigativi per gli strumenti di contrasto economico.
Aspetti procedurali verificati
Dal punto di vista procedurale, il provvedimento resta pendente in primo grado: questo significa che il decreto di confisca è suscettibile di essere oggetto di impugnazione e che le valutazioni definitive sulle contestazioni economiche saranno decise nel corso delle successive fasi processuali. La nota ufficiale del procuratore Giuseppe Borrelli ha ribadito questo profilo tecnico, specificando che l’atto è parte di un procedimento di prevenzione pendente in primo grado.
L’azione è stata eseguita senza che il decreto risultasse ancora definitivo, condizione che lascia aperte tutte le tutele e i rimedi previsti dalla normativa. Nel frattempo, i beni rimangono sotto la gestione prevista dalla legge in attesa delle determinazioni giudiziarie successive.
Questa operazione contribuisce a un quadro di interventi che mirano a colpire l’apparato economico di organizzazioni criminali nel territorio di Reggio Calabria e nei comuni della sua provincia, inclusa Platì e rappresenta una fase significativa nelle attività coordinate tra Procura e organi investigativi specializzati.


