All’alba del 26 maggio 2026 una vasta operazione condotta dalla Squadra Mobile della Questura di reggio calabria, diretta dal questore Paolo Sirna, ha portato all’esecuzione di 32 misure cautelari. L’intervento, disposto dalla procura di Reggio Calabria e coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia sotto la guida del procuratore Giuseppe Borrelli, ha messo in luce un’organizzazione strutturata dedita sia al traffico all’ingrosso sia allo spaccio al dettaglio. Le attività investigative, avviate nel 2026, hanno ricostruito una filiera in grado di rifornire centinaia di clienti al giorno e di mantenere ritmi di attività continui, sfruttando ruoli ben definiti all’interno del gruppo.
I risultati dell’operazione
Gli esiti dell’azione giudiziaria sono significativi: oltre alle 32 misure cautelari (tra cui 31 in carcere e una agli arresti domiciliari) è stato disposto il sequestro di circa 40 chili di sostanze stupefacenti. Le contestazioni includono reati in materia di armi e la documentazione di estorsioni realizzate con il metodo del “cavallo di ritorno”, pratica che prevede la sottrazione di beni seguita da richieste di denaro per la restituzione. Questi elementi delineano un quadro di attività criminose molteplici e intrecciate, capaci di minare la sicurezza delle comunità locali e di alimentare mercati illeciti su scala provinciale e regionale.
Arresti e misure cautelari
Il provvedimento ha interessato soggetti con ruoli differenti all’interno dell’organizzazione: responsabili del traffico all’ingrosso, operatori dello spaccio e figure coinvolte nella logistica e nella custodia delle forniture. L’esecuzione delle 32 misure cautelari è frutto di un’attività investigativa prolungata che ha ricostruito turni, compiti e modalità operative dei membri dell’organizzazione. Tra gli indagati figurano anche minori, inclusi casi segnalati con età inferiore ai 14 anni, a testimonianza della penetrazione dell’attività criminale in strati vulnerabili della società.
Sequestri e contestazioni
Oltre allo stupefacente, le indagini hanno portato all’accertamento di reati connessi al possesso e all’uso di armi, nonché alla raccolta di prove relative a episodi estorsivi. Il sequestro di circa 40 chili di droga è un elemento chiave che spiega l’ampiezza della rete di distribuzione ricostruita dagli inquirenti. La documentazione raccolta mostra dinamiche economiche e di controllo del territorio proprie di un sistema organizzato, con flussi finanziari e logistici studiati per garantire continuità alle attività illecite e ridurre il rischio di interventi delle forze dell’ordine.
La struttura operativa scoperta dagli investigatori
Le indagini hanno svelato una centrale dello spaccio con funzionamento continuo, impostata su turni e compiti precisi per garantire la disponibilità di sostanze 24 ore su 24. L’organizzazione aveva articolato procedure per la distribuzione e la custodia, impiegando anche strumenti tecnologici per aumentare l’efficienza e la sicurezza. Il modello ricostruito evidenzia una catena di comando e una rete di rifornimento capace di servire sia la domanda al dettaglio sia forniture in grandi quantità, con collegamenti che si estendevano anche verso altre province della Calabria e la Sicilia.
Spaccio 24 ore e sistemi di elusione
Un elemento che ha attirato l’attenzione degli investigatori è stato l’uso di sistemi di videosorveglianza da parte dei pusher per monitorare l’area e tentare di eludere i controlli delle forze dell’ordine. Questo uso della tecnologia per fini illeciti ha permesso ai promotori dello spaccio di mantenere un’attività costante, reagendo rapidamente a eventuali interventi e organizzando turnazioni per la vendita al dettaglio. La combinazione di controllo territoriale e strumenti tecnici ha contribuito a creare un modello operativo difficile da scardinare senza indagini coordinate e prolungate.
Coordinamento giudiziario e reazione delle istituzioni
La riuscita dell’operazione è stata sottolineata dalle autorità: la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro ha espresso il suo apprezzamento per il lavoro della Polizia di Stato, evidenziando l’importanza della collaborazione con l’autorità giudiziaria per affrontare fenomeni di criminalità organizzata. Secondo le dichiarazioni ufficiali, l’operazione conferma la qualità investigativa e la capacità di intervento congiunto degli organi dello Stato. Il coordinamento tra la Direzione distrettuale antimafia e la Questura è stato determinante per tradurre in azioni concrete le risultanze investigative e per limitare l’azione del gruppo sul territorio.
Impatto sul territorio e prossime fasi
L’operazione mira non solo a interrompere la catena di approvvigionamento e vendita, ma anche a restituire sicurezza alle comunità colpite. Le indagini proseguiranno per approfondire le responsabilità e ricostruire l’intero network economico-gestionale che sosteneva l’attività illecita. Sul piano giudiziario sono attese fasi successive di accertamento e processuali che dovranno confermare le ipotesi accusatorie e permettere di applicare misure volte a prevenire nuove forme di infiltrazione criminale.



