Il tema del salario giusto è tornato al centro del dibattito politico durante il Festival del Lavoro, dove il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato la sua posizione. Secondo Durigon, l’introduzione di un salario minimo nazionale rischierebbe di deprimere la contrattazione collettiva, mentre la soluzione efficace sarebbe un rilancio della negoziazione tra parti sociali per garantire retribuzioni ricorrenti e adeguate.
La proposta avanzata dal partito e già inserita in iniziative legislative precedenti punta a misure concordate in Parlamento, considerato il luogo deputato per trovare risposte strutturali. L’obiettivo dichiarato è che i rinnovi contrattuali portino ad aumenti programmati nel tempo, non come recuperi retroattivi, ma come incrementi continuativi che accompagnino la scadenza di ciascun contratto.
Perché dire no al salario minimo e puntare sulla contrattazione
La tesi sostenuta è che il salario minimo, inteso come strumento uniforme, potrebbe raabbassare il livello della contrattazione negoziata, indebolendo gli accordi settoriali e aziendali. Durigon ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità negoziale di sindacati e imprese per garantire retribuzioni costanti: un sistema in cui le scadenze contrattuali definiscano aumenti programmati è ritenuto più efficace rispetto a soluzioni legislative rigide che non tengono conto delle specificità produttive e territoriali.
Un meccanismo di adeguamento continuo
Nel dettaglio, si propone un meccanismo che preveda incrementi salariali alla scadenza dei contratti collettivi, con la logica del continuativo e non del recupero retroattivo. Questa impostazione vuole evitare situazioni in cui i lavoratori restano senza adeguamento per anni: Durigon ha definito inaccettabile che un rinnovo possa essere protratto per tre o quattro anni senza che il compenso sia adeguato al lavoro svolto. È quindi necessario potenziare la fase negoziale per rendere gli aumenti sistematici e prevedibili.
Proposte legislative e ruolo del Parlamento
Il sottosegretario ha ricordato che la formazione delle regole compete al Parlamento, citando un emendamento presentato dal suo gruppo come evoluzione di proposte già contemplate nel ddl lavoro. L’idea è di far emergere dal confronto parlamentare una cornice che favorisca la contrattazione collettiva come strumento principale per determinare i salari, abbandonando soluzioni una tantum e promuovendo invece procedure che garantiscano una progressione salariale in relazione alle scadenze contrattuali.
Non è retroattivo, ma è stabile nel tempo
È importante chiarire che il modello proposto non mira a recuperi economici retroattivi, ma a un percorso stabilizzato: l’incremento è applicato alla scadenza del contratto e diventa parte integrante delle future trattative. L’accento è posto sulla continuità e sulla certezza per il lavoratore, ottenute attraverso accordi condivisi tra le parti sociali e sostenuti da un quadro legislativo che favorisca la loro applicazione.
Semplificazione delle ispezioni e centralità della sicurezza
Oltre al tema salariale, Durigon ha affrontato la questione dei controlli sul lavoro, proponendo una semplificazione delle attività ispettive per concentrare le risorse su ciò che davvero incide sulla tutela dei lavoratori. L’intenzione è che gli ispettori del lavoro siano liberati da compiti amministrativi e formali che possono essere delegati a figure interne all’impresa, così da dedicare più tempo e attenzione ai rischi reali per la sicurezza.
Delegare funzioni non critiche
Come esempio, Durigon ha citato controlli di natura meramente formale, come verifiche sulla dimensione dei servizi igienici: attività che potrebbero essere monitorate da responsabili aziendali con adeguata documentazione, mentre gli ispettori si concentrano su questioni di salute e sicurezza lavorativa. Questa scelta è vista come un modo per rendere più efficiente il sistema di controllo e per fornire risposte più immediate alle situazioni pericolose.
Un equilibrio tra compliance e prevenzione
La proposta mira a costruire un equilibrio tra il rispetto delle regole e la capacità di prevenire i rischi: delegando alcuni controlli, si aumenterebbe la capacità ispettiva su temi come le condizioni operative, la formazione alla sicurezza e le violazioni gravi. In questo quadro, il rafforzamento della contrattazione collettiva e la focalizzazione sulle funzioni strategiche degli ispettori sono presentati come due facce della stessa politica per migliorare la qualità del lavoro.
In sintesi, il messaggio di Claudio Durigon al Festival del Lavoro è chiaro: il percorso preferibile per garantire un salario giusto passa attraverso una contrattazione potenziata e aumenti programmati alla scadenza dei contratti, accompagnati da una riorganizzazione delle ispezioni per mettere al centro la sicurezza dei lavoratori. Il Parlamento è chiamato a discutere e legiferare in tal senso, con l’obiettivo di offrire strumenti stabili e puntuali per tutelare redditi e condizioni di lavoro.
