Un incontro promosso dalla Comunità Ministeriale per minori di Catanzaro ha trasformato il Centro diurno polifunzionale in uno spazio di riflessione e azione intorno a temi complessi come migrazione, memoria e inclusione sociale. L’appuntamento è inserito nel progetto Mare Dentro – Viaggio tra i Parchi Marini della Calabria, nato per far incontrare i giovani dell’area penale con il mare, la tutela dell’ambiente e pratiche educative innovative. In questo contesto, il ruolo del laboratorio visivo e delle attività in barca assume un valore pedagogico e simbolico per i ragazzi coinvolti.
Coordinato da Massimo Martelli, il progetto mette al centro la collaborazione con l’Ente Parchi Marini regionali della Calabria e si avvale della Mavisu, un’imbarcazione sequestrata ai trafficanti e ora riconvertita come simbolo di legalità e rinascita. L’imbarcazione, ormeggiata al porto di Catanzaro, ospiterà attività pratiche come corsi di vela e uscite in mare, pensate per favorire percorsi di reinserimento e offrire nuove prospettive formative e lavorative ai minori ospitati nelle strutture.
Il valore del linguaggio artistico
Al centro dell’incontro è stata la presentazione dei disegni di Francesco Piobbichi, autore del volume Insorge l’aurora – Vite migranti nell’oblio del Mediterraneo. Piobbichi ha illustrato come il disegno sociale sia strumento di memoria: non una semplice riproduzione dei fatti, ma una pratica narrativa che ricostruisce storie di frontiera e restituisce dignità ai protagonisti. Attraverso il segno grafico l’artista amplia il linguaggio del racconto, offrendo ai giovani una chiave di lettura emotiva e critica delle vicende legate alla migrazione.
Disegno come strumento educativo
Per Piobbichi il disegno comunica in maniera diversa dalla fotografia o dalla cronaca: crea forme di memoria che stimolano riflessioni profonde e favoriscono empatia. L’artista ha spiegato come il suo lavoro si intrecci con pratiche sociali a partire dall’esperienza sul territorio di Rosarno, dove cerca di contrastare il razzismo strutturale e i ghetti. Il linguaggio visuale, in questo senso, diventa un ponte tra esperienze intime e politiche pubbliche, utile per sensibilizzare i più giovani su temi difficili come le traversate mediterranee e le perdite che ne derivano.
La barca come simbolo e strumento
La Mavisu non è soltanto un mezzo nautico: è un emblema di conversione dalla violenza alla legalità. Recuperata dalle forze dell’ordine, la barca è stata destinata a iniziative formative rivolte ai minori del circuito penale, con l’obiettivo di promuovere competenze pratiche e consapevolezza ambientale. Alan Gron, dirigente del Centro di Giustizia minorile, ha sottolineato il valore educativo del progetto, ricordando come il mare possa rappresentare una porta verso nuovi orizzonti e una palestra di responsabilità per i ragazzi.
Attività previste a bordo
Tra le attività programmate figurano uscite in mare, corsi di vela e laboratori legati alla tutela dei parchi marini. Queste esperienze mirano a favorire il reinserimento sociale e a costruire competenze trasferibili nel mondo del lavoro, soprattutto in settori legati alla gestione sostenibile delle risorse marine. Il progetto prevede inoltre momenti di confronto e narrazione, in cui i disegni e le storie raccolte diventano strumenti per elaborare vissuti e progettare percorsi futuri.
Ruolo dell’ente e prospettive occupazionali
L’Ente Parchi Marini regionali della Calabria, rappresentato dall’architetto Pietro Pileci, ha evidenziato il ruolo sociale dell’iniziativa: valorizzare l’ambiente marino significa anche promuovere inclusione e opportunità concrete per i territori. Pileci ha richiamato l’attenzione sulla necessità di collegare la tutela ambientale a percorsi occupazionali, affinché i giovani possano trovare nel mare non solo un luogo di cura, ma anche una possibile via professionale attraverso attività sostenibili e specialistiche.
In conclusione, l’incontro a Catanzaro ha unito arte, formazione e azione sociale in un’unica cornice operativa: il mare come spazio di apprendimento, la narrazione visiva come leva di memoria e la Mavisu come laboratorio galleggiante di opportunità. Il progetto testimonia come la collaborazione tra istituzioni, enti ambientali e artisti possa generare percorsi di inclusione che guardano al futuro dei minori con pragmatismo e speranza.


