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Prodotti freschi in difetto: l’effetto della protesta dei camionisti

Scaffali quasi vuoti e code alle casse: la protesta dei camionisti sta colpendo la spesa nel Sud.

Prodotti freschi in difetto: l’effetto della protesta dei camionisti

Negli ultimi giorni la rete di distribuzione alimentare del Mezzogiorno è stata messa a dura prova da una serie di manifestazioni dei autotrasportatori. La conseguenza più evidente è la presenza di scaffali vuoti nei punti vendita, soprattutto per quanto riguarda i prodotti deperibili. In città come Catanzaro, ma anche in diverse località della Puglia, della Calabria, della Basilicata e della Sicilia, i clienti trovano corsie dei frutta e verdura quasi prive di merce, mentre le file alle casse si allungano. Le autorità hanno segnalato che la ripresa delle consegne è incerta e dipenderà dall’evoluzione del movimento di protesta.

Catanzaro: scaffali semi-vuoti per le tensioni dei trasporti

Un sopralluogo effettuato in più ipermercati del centro di Catanzaro e di Catanzaro Marina ha evidenziato la scarsa presenza di prodotti freschi. I reparti dedicati a carne, pesce e latticini mostrano solo le strutture dei banchi, con pochi articoli ancora disponibili. Anche il reparto surgelati, nonostante i cartellini dei prezzi siano ancora appesi, contiene solo una manciata di confezioni. Gli addetti al punto vendita riferiscono ritardi nella consegna dei pallet, con alcune aziende che non sono riuscite a inviare la merce da almeno tre giorni. Per ora non c’è ancora una data certa per la normalizzazione, anche se le previsioni indicano un possibile ripristino delle rotte a partire da mercoledì, qualora i blocchi vengano rimossi.

Impatto sui prodotti di prima necessità

Il banco del latte, ad esempio, presenta pochi cartoni organizzati sotto i cartellini, mentre il reparto pane registra l’assenza di diverse tipologie di prodotti da forno. Anche alcuni detergenti e articoli per la casa non vengono più riforniti. I responsabili delle catene di distribuzione sostengono che la penuria non è legata a una carenza di scorte, ma alla ferma dei veicoli pesanti che non riescono a raggiungere i magazzini regionali. Nel frattempo, i consumatori sono costretti a ricorrere a scelte alternative o a fare la spesa in negozi più piccoli, spesso con prezzi più alti.

Blocchi su scala meridionale: Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia

La protesta si è estesa rapidamente al resto del Sud, coinvolgendo autostrade, caselli e importanti snodi logistici. Nella zona del Foggiano, ad esempio, le stazioni di servizio hanno registrato cali drastici di benzina e gasolio, mentre i supermercati di Bari e Taranto hanno dovuto fronteggiare una riduzione dei volumi di merce. A Napoli e in provincia, i camionisti hanno bloccato l’accesso alla raffineria Eni, interrompendo ulteriormente le forniture di carburante. In Sicilia, le foto scattate in un grande ipermercato mostrano scaffali di pomodori, insalate e finocchi praticamente vuoti, sostituiti da cassette di plastica e cartellini di prezzo.

Prodotti freschi più colpiti

Il segmento più vulnerabile è quello dei prodotti deperibili, che richiedono consegne frequenti e tempistiche ridotte. Frutta, verdura, carne e pesce registrano una disponibilità molto limitata, mentre le scorte di prodotti confezionati riescono a durare più a lungo grazie a magazzini centrali. Alcuni negozi hanno riferito che le consegne di carne e latticini sono quasi scomparse, e che le scorte di merendine, snack e conserve stanno per terminare. La combinazione di blocchi stradali e l’aumento della domanda, alimentata dalla paura di ulteriori scorte scarse, ha accentuato il fenomeno.

Prospettive per le consegne e reazioni dei consumatori

Le autorità locali hanno promesso un tavolo di negoziazione per il 27 ottobre a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di trovare una soluzione al conflitto sul prezzo del gasolio. Nel frattempo, i rivenditori hanno lanciato campagne informative per tranquillizzare i clienti, sottolineando che la situazione è temporanea e che stanno lavorando per ripristinare le forniture al più presto. Alcuni consumatori, però, hanno iniziato a fare la spesa anticipata, aggravando il fenomeno di carenza percepita. Gli esperti di logistica avvertono che, se la protesta dovesse protrarsi oltre il 20 ottobre, le interruzioni potrebbero diventare più gravi, con possibili ripercussioni anche sui prezzi dei prodotti freschi.

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