Nel crepuscolo di una serata estiva, il centro storico di Sambiase si è animato di luci e di stoffe, diventando il palcoscenico di una sfilata che ha messo in luce la creatività della stilista lametina Tiziana Vescio. L’evento, collocato sul sagrato della Chiesa del Duomo di San Pancrazio V.M. ha offerto al pubblico un viaggio sensoriale tra colori, forme e tradizioni, culminando nella presentazione della tanto attesa collezione sposa.
Organizzazione e protagonisti dell'evento
La manifestazione è frutto della volontà personale di Vescio, che ha curato ogni dettaglio logistico con il supporto della Pro Loco Lamezia Terme e della Pro Loco Terina. Il Convento dei Padri Minimi di San Francesco di Paola ha messo a disposizione il sacro ambiente grazie alla disponibilità di Padre Vincenzo Arzente, Padre Giovanni Sposato e Padre Aldo Imbrogno. La conduzione è stata affidata ai volti noti della televisione locale, Luisa Vaccaro e Paolo Giura, che hanno guidato le uscite con professionalità, valorizzando al contempo le eccellenze artigianali del territorio.
I presidenti delle due Pro Loco, Vincenzo Ruberto e Gianfranco Caputo, hanno ricevuto i ringraziamenti di Vescio al termine della serata, condividendo con il pubblico l’entusiasmo per un progetto che ha saputo coniugare moda locale e ambizione artistica.
Il percorso cromatico della sfilata
Dal celeste al viola
La prima fase ha introdotto gradualmente gli spettatori al linguaggio stilistico di Vescio, affidandosi a una palette che parte dalle tonalità più leggere di azzurro sfumando fino al profondo blu. Successivamente, i colori si sono intensificati: lilla, rosa, fucsia e viola hanno conferito una femminilità decisa dimostrando la capacità della designer di modulare l’emozione attraverso le sfumature. Ogni gruppo di abiti ha mantenuto l’impronta della stilista: attenzione al dettaglio, vestibilità accurata e una struttura che valorizza la silhouette senza sovrastarla.
Nero e argento, l’estro contemporaneo
Il momento più magnetico è stato l’abbinamento di nero e argento. Questa combinazione ha alterato il ritmo della sfilata, proiettando lo spettacolo su un piano quasi cinematografico. I tessuti lucidi e le rifiniture metalliche hanno creato un impatto scenico paragonabile a quelle delle grandi passerelle internazionali, conferendo alla collezione un’aura di modernità audace.
La collezione sposa: un viaggio dal 1940 al presente
Il vero cuore della serata è stato la presentazione della collezione sposa costruita intorno al bianco, colore carico di simbolismo e memoria. Vescio ha tracciato un percorso storico che parte dagli anni quaranta, attraversa il fascino composto degli anni cinquanta e arriva a interpretazioni contemporanee più libere. Le prime proposte ricordano le linee precise e le proporzioni eleganti del dopoguerra, mentre le successive evidenziano volumi più fluidi, tagli più dinamici e una relazione più intima tra corpo e tessuto.
Il filo conduttore è il lavoro su misura ogni abito è concepito per raccontare l’identità della sposa, non solo come silhouette ma come esperienza personale. Il bianco diventa così più di un colore; è il legame tra epoche diverse, la testimonianza di una tradizione reinterpretata e la garanzia che il capo appartenga prima di tutto a chi lo indossa.
Alla chiusura, la luce si è spenta sull’ultima sposa, ma il ricordo di un evento che ha saputo unire moda lametina colore e storia rimane impresso nella memoria del pubblico. Vescio ha espresso gratitudine a tutti i collaboratori – dalle Pro Loco ai Padri Minimi, dai presentatori ai tecnici audio, dalle modelle agli spettatori – sottolineando come la condivisione del proprio lavoro renda viva la sartoria quotidiana.



