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Manifestazione a Civita, sindaci calabresi in difesa di Tocci e per cambiare le regole

Oltre ottanta sindaci calabresi hanno partecipato il 30 maggio 2026 a Civita alla manifestazione #SiamoTuttiTocci per esprimere vicinanza al sindaco Alessandro Tocci, condannato in primo grado a quattro anni e un mese per la tragedia delle Gole del Raganello; la mobilitazione chiede chiarimenti normativi e tutele per gli amministratori locali

Manifestazione a Civita, sindaci calabresi in difesa di Tocci e per cambiare le regole

Il 30 maggio 2026 Piazza Municipio a Civita è diventata il luogo di un’ampia manifestazione di solidarietà: più di ottanta sindaci e amministratori della Provincia di Cosenza si sono riuniti per sostenere il primo cittadino di Civita, Alessandro Tocci, recentemente condannato in primo grado a quattro anni e un mese nel processo per l’inondazione nelle Gole del Raganello che ha causato la morte di dieci persone. La protesta, identificata dallo slogan “Colpevole d’innocenza” e dall’hashtag #SiamoTuttiTocci, ha lanciato un appello perché venga ripensato l’inquadramento penale degli amministratori locali in caso di eventi estremi.

Motivazioni della mobilitazione

I partecipanti hanno spiegato che la manifestazione non è un attacco alla magistratura ma una presa di posizione istituzionale. Tra i colleghi presenti figuravano nomi noti della politica locale: Biagio Faragalli, presidente della Provincia di Cosenza e sindaco di Montalto, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, il sindaco di Cosenza Franz Caruso, il primo cittadino di Corigliano Rossano Flavio Stasi e il sindaco di Cassano all’Ionio Gianpaolo Iacobini. La protesta si è strutturata attorno a una richiesta precisa: rimettere al centro la necessità di regole chiare e non lasciare al solo singolo amministratore il peso di eventi imprevedibili.

Il riferimento al caso Raganello

Il richiamo alla tragedia del 20 agosto 2018 nelle Gole del Raganello è stato costante: l’ondata di piena che travolse escursionisti e visitatori causò dieci vittime e lasciò ferite aperte nella comunità. Nel corso delle indagini e del processo il sindaco di Civita fu accusato di omicidio colposo plurimo, tra le altre imputazioni, per presunte omissioni relative all’allerta e alla interdizione degli accessi. La sentenza di primo grado, pronunciata il 22 maggio 2026 dal Tribunale di Castrovillari, ha condannato Tocci, scatenando la reazione degli amministratori calabresi riuniti a Civita per il presidio.

Le voci dalla piazza

Dal palco è intervenuto Lucio Di Gioia, sindaco di Cerisano e promotore dell’iniziativa, che ha definito la sentenza “ingiusta” e ha sottolineato come non siano ancora note le motivazioni complete del verdetto. Di Gioia ha insistito sul concetto che non sia possibile individuare un capro espiatorio quando a prevalere è un evento naturale come la pioggia: «Si tratta di una tragedia, e lo ricordiamo, ma non è accettabile che si scarichi la responsabilità di fenomeni atmosferici imprevedibili su un amministratore locale» ha detto.

Richieste concrete

Paolo Pappaterra, sindaco di Mormanno e altro promotore dell’iniziativa, ha chiarito che l’obiettivo non è chiedere immunità ma chiedere interventi legislativi: «Non vogliamo impunità, ma regole certe che consentano ai sindaci di operare senza il timore di essere automaticamente ritenuti responsabili per eventi straordinari» ha affermato. Pappaterra ha evidenziato come, con un sistema che rischia di attribuire una responsabilità quasi oggettiva agli amministratori, venga compromesso il funzionamento delle autonomie locali e il rapporto di fiducia con la cittadinanza.

Le implicazioni per il sistema giuridico e amministrativo

Al centro del dibattito c’è la tensione tra il rispetto per le decisioni della magistratura e la necessità di tutelare chi amministra la cosa pubblica. I sindaci intervenuti hanno ribadito il rispetto per le sentenze ma hanno sollevato dubbi sui meccanismi di imputazione della responsabilità penale in caso di calamità: la presenza di un’allerta gialla, ad esempio, è stata citata come elemento che non configura automaticamente un obbligo di interdizione, e dunque non può costituire di per sé prova di colpa. Il tema apre a riflessioni su norme chiare, protocolli operativi e supporti tecnici per le amministrazioni locali.

Proposte per il futuro

Tra le proposte emerse dalle discussioni a Civita figurano la revisione delle disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori in situazioni di emergenza, maggiori investimenti in sistemi di monitoraggio e comunicazione del rischio, e percorsi formativi obbligatori per chi ricopre ruoli di governo locale. Tutte misure intese a creare un quadro normativo e operativo che coniughi tutela delle persone con equità nei processi giudiziari.

La manifestazione a Civita ha dunque assunto una doppia funzione: esprimere vicinanza a un collega colpito da una sentenza, ma anche sollecitare un confronto pubblico e legislativo sul ruolo e sulle tutele degli amministratori locali. Il dibattito promosso in piazza segna l’inizio di una richiesta collettiva rivolta al legislatore affinché venga trovata una soluzione che bilanci responsabilità, prevenzione e equità processuale.

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