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Macrì dichiarato incandidabile dal Tribunale di Vibo: cosa ha deciso il decreto

Il Tribunale di Vibo Valentia ha dichiarato incandidabile Giovanni Macrì nel procedimento avviato dal Ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del Comune di Tropea; il provvedimento, firmato dal collegio presieduto da Giulia Orefice, non determina la decadenza immediata ma incide sulla possibilità di candidarsi secondo l’articolo 143 del Tuel

Macrì dichiarato incandidabile dal Tribunale di Vibo: cosa ha deciso il decreto

Il Tribunale di Vibo Valentiacon decreto firmato dal collegio presieduto da Giulia Oreficeha dichiarato incandidabile Giovanni Macrì, sindaco rieletto di Tropeanell’ambito del procedimento attivato dal Ministero dell’Interno dopo lo scioglimento del Comune. Il provvedimento riguarda la capacità di presentare candidature nelle ipotesi previste dall’articolo 143 del Testo unico degli enti localima non dispone la decadenza automatica dall’incarico: Macrì resta in carica e ha già annunciato ricorso.

La natura dell’incandidabilità e la procedura prevista dall’articolo 143

Il Collegio ha richiamato un principio fondamentale: la dichiarazione d’incandidabilità non equivale a una condanna penale e non richiede la prova di un reato. Nel decreto si afferma che «la dichiarazione d’incandidabilità degli amministratori non consegue automaticamente al provvedimento di scioglimento», perché il giudice è chiamato a valutare le singole posizioni sulla base di elementi concreti, univoci e rilevanti. La giurisprudenza della Cassazione è richiamata per spiegare che la misura interdittiva elettorale può fondarsi anche senza l’integrazione degli estremi del reato di associazione mafiosa o del concorso esterno: è sufficiente riscontrare forme di colpa nella gestione pubblica che abbiano esposto l’ente a ingerenze criminali. Il collegio definisce questa misura come un rimedio di extrema ratio volto a tutelare trasparenza, buon andamento e fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Il contesto di Tropea e i legami con le organizzazioni criminali

I giudici ricostruiscono il territorio: TropeaComune costiero con una «nota vocazione turistica», è considerato economicamente appetibile per i flussi legati all’edilizia e all’accoglienza verso le Isole Eolie. Nel decreto si segnala che questi movimenti hanno generato «consistenti flussi di risorse», attirando l’interesse di articolazioni criminali, in particolare le ‘ndrine Mancuso (con radici a Limbadi) e La Rosaoperativa a Tropea. La Dda di Catanzaro è richiamata per le indagini che avrebbero delineato «un sistema di infiltrazioni capillari nel tessuto economico e sociale» e relazioni estese anche a contesti istituzionali e imprenditoriali.

Il voto del 2018 e l’interesse della cosca

Tra gli elementi esaminati figura il voto del 2018. La difesa di Macrì ha sostenuto che le intercettazioni non dimostrino un appoggio organizzato ma solo contatti marginali; il Ministero dell’Interno ha invece sottolineato la volontà di un esponente apicale della cosca di orientare il voto. Il Tribunale non ha ritenuto provato un patto illecito o un condizionamento determinante, ma ha evidenziato «un interesse diretto dell’esponente apicale della cosca all’esito delle elezioni», ritenendo che tale manifestazione di voto sia significativa in un territorio caratterizzato da radicata presenza mafiosa. In sostanza, la plausibilità di un coinvolgimento della cosca, anche come appoggio o indirizzo, contribuisce al quadro probatorio.

Appalti, Scia e gestione amministrativa: i punti più critici

Il fulcro della motivazione riguarda la gestione degli appalti e degli affidamenti pubblici. Il Tribunale segnala reiterazioni di affidamenti direttiproroghe sistematiche, frazionamenti e concentrazione di commesse verso operatori poi risultati contigui a contesti criminali. Il Collegio sottolinea che non si tratta di valutare ogni atto isolatamente, bensì di osservare la loro convergenza nel disegnare un modello gestionale. Tra i dati richiamati, una ditta avrebbe ottenuto 68 affidamenti diretti tra il 2018 e il 2026 per un importo complessivo di 143.068,43 euromentre un’altra impresa avrebbe ricevuto 61 affidamenti tra il 2018 e il 2026 per un totale di 450.139,96 eurocon proroghe successive.

Scia non trasmesse e controlli insufficienti

Il decreto dedica attenzione anche alle mancate trasmissioni alla Prefettura delle Scia relative ad attività extra-alberghiere. Il Tribunale ritiene che le interrogazioni alla banca dati nazionale antimafia non sostituiscano l’obbligo di comunicazione preventiva al Prefetto, perché non garantiscono piena conoscenza della natura e del contesto dell’attività e non consentono una valutazione preventiva in chiave di ordine pubblico. In un territorio esposto a rischio di infiltrazione, l’assenza di un sistema di controlli effettivo e tempestivo assume rilievo concreto, specie quando tra i titolari di Scia compaiono operatori collegati a contesti criminali.

Per il Collegio, la ricostruzione complessiva degli elementi — rapporti sociali, flussi economici legati al turismo, gestione degli appalti, omissioni nei controlli — non è riconducibile a episodi isolati ma costituisce un quadro di gravi disfunzioni amministrative. A Macrì vengono attribuiti comportamenti omissivi e di insufficiente vigilanza che, secondo il Tribunale, hanno reso l’ente esposto a possibili condizionamenti, giustificando la dichiarazione di incandidabilità. Diversa la sorte di Greta Trecate: per l’assessore il Collegio ha respinto la richiesta del Ministero ritenendo mancanti elementi concrete e individualizzanti a suo carico.

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