Ornella Muti è sbarcata sulla Croisette per il 79esimo Festival di Cannes con in tasca il film Roma Elastica di Bertrand Mandico, un’opera che omaggia la decadenza e la magnificenza degli studi romani. In questa cornice internazionale l’attrice ha riflettuto sullo stato del cinema italiano, sulla memoria collettiva che lo sostiene e sulla natura visionaria del regista francese che l’ha voluta in scena. Le sue parole miscelano nostalgia per il passato e un orgoglio misurato per la rappresentanza italiana all’estero.
Una Croisette senza film italiani ma con volti italiani
A Cannes Ornella sottolinea che, pur non essendoci pellicole italiane in concorso, il nostro cinema è comunque presente attraverso interpreti come Marion Cotillard, Isabella Ferrari e Franco Nero. Per Muti questa presenza atenue ma significativa è una forma di rappresentanza: non sempre il riconoscimento arriva sotto forma di pellicola nazionale, ma la visibilità degli attori mantiene viva una tradizione artistica. Il film, prodotto in Francia e ambientato a Cinecittà, porta all’estero l’immagine di un’Italia che ha fatto la storia del cinema.
Il personaggio e l’approccio recitativo
Nel film Ornella interpreta una conduttrice televisiva sopra le righe, una figura che «fa l’amore con la macchina da presa»: una descrizione che mette in luce l’eccentricità del ruolo e la libertà interpretativa concessa da Mandico. L’attrice ha spiegato di non aver preso riferimenti da presentatrici reali ma di aver costruito un personaggio autonomo, capace di occupare la scena con un linguaggio fisico e verbale preciso. Questa scelta evidenzia il valore dell’autorialità e del rischio creativo nelle performance.
Cinecittà, memoria e identità
Il discorso di Muti si è spostato sulle sale e i set storici: Cinecittà è per lei un luogo carico di ricordi, dove si respirano i capolavori del passato e si percepisce ancora un’aura speciale. Ricorda visite sul set di Fellini e set in cui si simulavano pioggia, neve, animali e carri: immagini che rappresentano un tempo in cui lo studio era un vero laboratorio creativo. Secondo l’attrice, gli italiani spesso ignorano questa eredità: manca una certa memoria culturale che impedisce di celebrare e di essere orgogliosi delle proprie radici cinematografiche.
La visione di Mandico e il ritratto femminile
Del regista francese Muti apprezza la visionarietà: Mandico si assume il rischio di mostrare ciò che vede e sente, senza adeguarsi a modelli commerciali. Il suo cinema è descritto come felliniano, eccentrico e coraggioso, capace di trattare le figure femminili con varietà e caratterizzazione. Nel cast ogni donna riceve un carattere distinto, un elemento non scontato quando si lavora con ensemble numerosi; Isabella Ferrari, ad esempio, viene citata per la sua intensità e il coraggio interpretativo.
Vita privata, progetti futuri e omaggi
Fuori dal set Ornella parla della sua scelta di proteggersi, della famiglia come base solida e del valore del quotidiano nel prevenire derive pericolose come alcol e droga. Ricorda di aver ricevuto il David Speciale e confida che la Francia la ama, una constatazione che le dà gioia. Tra i progetti in corso ci sono una serie con Christian De Sica e un ruolo nella serie di Pupi Avati, oltre a impegni teatrali in preparazione. Questi piani mostrano un’artista che continua a oscillare tra cinema, televisione e palcoscenico.
Omaggi contemporanei
Un segno di stima internazionale arriva dal regista Sean Baker, che ha curato il cofanetto restaurato «Ornella Muti 1970s» con titoli e materiali inediti: un omaggio che conferma l’impatto globale della sua carriera. Inoltre Marion Cotillard ha sottolineato quanto sia speciale girare a Cinecittà e come il film sia un tributo alla libertà creativa del cinema italiano di quegli anni, richiamando atmosfere alla La dolce vita.
In sintesi, la presenza di Ornella Muti al 79esimo Festival di Cannes diventa un’occasione per riflettere sulla memoria, sulla necessità di custodire la storia del nostro cinema e sul ruolo di chi, come Mandico, osa rappresentare mondi non convenzionali. Tra progetti futuri, ricordi di set e riconoscimenti internazionali, l’attrice conferma il proprio status di patrimonio vivente del cinema e continua a raccontare, con voce misurata e sincera, cosa significhi portare l’Italia sul palcoscenico del mondo.