La rassegna culturale Tempo Nostro propone domani, domenica 8 novembre, una doppia programmazione del nuovo documentario di Valerio Jalongo intitolato Wider Than The Sky. Le proiezioni, programmate per le ore 18:00 e 21:00, offriranno al pubblico l’opportunità di immergersi in un viaggio poetico-scientifico che indaga le sfide attuali della robotica e dell’intelligenza artificiale. L’evento si svolgerà presso il tipico teatro-biblioteca della città, luogo già familiare agli spettatori grazie al recente successo di “Il senso della bellezza”, incentrato sulle ricerche del CERN di Ginevra.
Il nuovo lavoro di Jalongo si inserisce in un percorso artistico che pone al centro l’intersezione tra discipline tradizionalmente separate. Il regista, infatti, vuole dimostrare che la creatività umana non è incompatibile con le tecnologie emergenti, ma può nutrirle e al contempo trarne ispirazione. Il documentario utilizza immagini ad altissima definizione, con giochi di luce e natura, per creare un linguaggio visivo che richiama i famosi versi di Emily Dickinson, “Il cervello è più ampio del cielo”, reinterpretati in chiave contemporanea.
Wider Than The Sky: il nuovo film di Valerio Jalongo
Nel suo ultimo progetto, Jalongo approfondisce la relazione tra la coreografia umana e i movimenti delle macchine. Il film si sviluppa attorno a una collaborazione inedita che unisce una compagnia di danza, un gruppo di scienziati e i programmatori di Engineered Arts. L’obiettivo è testare le capacità emotive dell’androide Ameca, una delle più avanzate piattaforme robotiche attualmente disponibili. Attraverso riprese chirurgiche e sequenze coreografiche, il regista mostra come la sensibilità umana possa essere tradotta in algoritmi capaci di percepire e rispondere a stimoli emotivi.
Il ruolo dell’androide Ameca di Engineered Arts
Ameca, progettata da Engineered Arts, è dotata di un volto iperrealistico e di un sistema di riconoscimento emotivo che consente di interpretare micro-espressioni facciali. Nel contesto del documentario, l’androide è sottoposta a prove che mettono in luce le sue potenzialità e i limiti attuali della IA affettiva. Le scene mostrano Ameca mentre interagisce con i ballerini, cercando di replicare l’empatia e la sincronia tipiche della danza contemporanea. Questo esperimento apre una riflessione sulle possibilità future di macchine capaci di partecipare a forme d’arte tradizionali.
Collaborazione tra danza, scienza e robotica
La sinergia tra i tre mondi è resa concreta grazie a workshop congiunti, in cui coreografi hanno progettato sequenze ad hoc per gli esperimenti robotici. Gli scienziati, dal canto loro, hanno fornito i parametri tecnici necessari per tradurre i movimenti umani in codice, mentre i programmatori di Engineered Arts hanno implementato gli algoritmi di apprendimento automatico. Il risultato è una coreografia che si trasforma in un laboratorio vivente, dove la linea fra performer umano e macchina diventa sempre più sfocata. Questa sperimentazione è particolarmente significativa perché dimostra come la creatività collettiva possa guidare lo sviluppo di tecnologie più sensibili.
Implicazioni etiche e futuro della IA secondo il regista
Jalongo sottolinea che il periodo che va dal 2022 fino ai prossimi anni rappresenta una fase cruciale per la definizione dei modelli robotici e della filosofia dell’intelligenza artificiale. Secondo il regista, la responsabilità di guidare questo percorso spetta alla società contemporanea, che deve stabilire limiti etici e normativi prima che le macchine diventino parte integrante della vita quotidiana. Il documentario, quindi, non è solo una dimostrazione tecnica, ma un invito a riflettere sul nostro ruolo di custodi di una tecnologia che potrebbe superare le capacità cognitive umane.
Chiunque voglia approfondire questi temi è invitato a partecipare alle due proiezioni di domani, alle 18:00 e alle 21:00. L’ingresso è gratuito, ma è consigliata la prenotazione anticipata a causa della capienza limitata del teatro-biblioteca. L’evento rappresenta un’occasione rara per assistere a una fusione tra arte e scienza, un’esperienza che, come suggerisce il titolo, si estende ben oltre i confini del cielo.



