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Mussari, la morte di David Rossi e la controversia giudiziaria

Mussari, Giampà e Giletti si incrociano in una trama giudiziaria che rivela nuovi dubbi sulla morte del manager MPS.

Mussari, la morte di David Rossi e la controversia giudiziaria

Il caso della morte di David Rossi responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, è tornato al centro dell’attenzione pubblica dopo le recenti dichiarazioni della commissione d’inchiesta parlamentare. L’indagine ha messo in luce una rete di protagonisti che spazia dall’ex presidente della banca, Giuseppe Mussari a un incarcerato calabrese, Saverio Giampà fino al conduttore televisivo Massimo Giletti. Il quadro complesso di accuse, assoluzioni e precedenti giudiziari rende la vicenda un vero crocevia tra finanza, giustizia e comunicazione.

Il percorso di Giuseppe Mussari e le indagini giudiziarie

Giuseppe Mussari, nato a Catanzaro nel 1962, ha ricoperto la carica di presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena dal 2001 al 2006, per poi guidare la banca stessa fino al 2012. Durante il suo mandato la banca effettuò l’acquisizione della Banca Antonveneta per oltre 9 miliardi di euro, operazione che si rivelò decisiva per le future difficoltà finanziarie dell’istituto. Nel 2019 il tribunale di Milano lo condannò a sette anni e sei mesi di reclusione per le operazioni di finanza strutturata note come Alexandria e Santorini ideate per nascondere le perdite dell’acquisto Antonveneta.

Le operazioni finanziarie e il processo di Milano

Le suddette operazioni furono inquadrate come manipolazione di mercato, falso in bilancio e ostacolo all’autorità di vigilanza. La sentenza di primo grado coinvolse anche ex manager di Deutsche Bank e Nomura, con il sequestro di 150 milioni di euro. Tuttavia, nel maggio 2022 la Corte d’Appello di Milano ribaltò la decisione, assolvendolo da tutti gli addebiti, decisione confermata l’11 ottobre 2023 dalla Corte di Cassazione. Mussari, tornato in Calabria nel 2017, ha continuato a esercitare la professione di avvocato, sostenendo che David Rossi non avesse mai avuto conoscenze delle operazioni Alexandria e Santorini.

Saverio Giampà: il testimone la cui credibilità è messa in discussione

Saverio Giampà, 61 anni, originario di Catanzaro, è stato il detenuto che ha fornito alla commissione d’inchiesta una ricostruzione sulla morte di Rossi, insinuando la presenza di una “spedizione intimidatoria” orchestrata da Mussari. La sua testimonianza ha suscitato subito dubbi a causa di un passato giudiziario particolarmente travagliato, contraddistinto da condanne definitive per calunnia, estorsione e associazione a delinquere. Nel 2026 il tribunale di Bologna lo condannò a sette anni per minacce e per aver fittiziamente intestato attività commerciali al fine di sottrarle a possibili sequestri.

Condanne precedenti e il caso di calunnia del 2026

Giampà aveva già accumulato precedenti per traffico di stupefacenti negli anni ’90, usura e lesioni personali. Nel 1999 fu condannato per calunnia dopo aver accusato falsamente un cittadino albanese di una rapina finita in omicidio, con l’obiettivo di guadagnare nuovamente la protezione delle autorità. La sentenza sottolineò la sua tendenza a fabricare accuse per ottenere vantaggi personali, un elemento che, nella nuova ricostruzione sulla morte di Rossi, rende indispensabile un’attenta verifica dei fatti presentati.

Le recenti dichiarazioni di Massimo Giletti e la risposta legale di Mussari

Il 19 ottobre 2026, poco prima della sessione della commissione, il conduttore televisivo Massimo Giletti ha anticipato che la commissione avrebbe potuto indicare Giuseppe Mussari come presunto mandante dell’omicidio di David Rossi. Giletti ha precisato che si trattava di un’ipotesi basata sui propri riscontri, non di una conclusione ufficiale. Mussari ha reagito immediatamente, definendo le affermazioni una “follia” e una “calunnia gravissima”, annunciando una querela contro il giornalista e chiunque dovesse ripetere tali accuse.

Giletti ha ribadito di non aver violato alcuna norma, sostenendo che la sua anticipazione si limitava a riferire ciò che, a suo avviso, accadrà in commissione. Ha inoltre sottolineato che sarà la giustizia, e non i media, a valutare le prove. Nel frattempo, la commissione, presieduta da Gianluca Vinci, ha già messo in dubbio la tesi del suicidio di Rossi, analizzando il video della ricostruzione e le dichiarazioni dei testimoni, tra cui quella di Mussari, che nel febbraio 2022 aveva affermato di considerare Rossi “come un fratello”.

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