Il 23 settembre le autorità di Corigliano-Rossano hanno messo in atto una serie di provvedimenti penali contro una famiglia locali ritenuta responsabile di numerosi atti di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’operazione è stata condotta dal Reparto territoriale dei Carabinieri di Corigliano-Rossano assistito dal Nucleo cinofilo di Vibo Valentia su ordine del GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Le cinque misure cautelari emesse
In totale sono state disposte cinque ordinanze di custodia cautelare quattro hanno comportato la detenzione in carcere, mentre una prevede l’obbligo di presentazione regolare alla Polizia giudiziaria. Tali provvedimenti sono il risultato di un’indagine approfondita coordinata dalla DDA di Catanzaro, che ha consentito di identificare i soggetti direttamente coinvolti nei fatti.
Il modus operandi della rete criminale
Le indagini hanno rivelato ben 17 episodi di estorsione, tutti diretti verso imprenditori del settore agricolo e del commercio locale. Il capo dell’organizzazione, già detenuto, continuava a gestire le attività attraverso un cellulare illegalmente posseduto. Da dietro le sbarre, il soggetto dava istruzioni ai propri sodali, coordinando le minacce e le richieste di denaro verso le vittime.
Comunicazioni telefoniche come arma di pressione
Le vittime venivano contattate direttamente dal capo, che sfruttava la sua posizione di autorità all’interno del gruppo per esercitare una pressione psicologica costante. Le richieste includevano non solo somme di denaro, ma anche altri vantaggi materiali, tutti accompagnati da minacce di ritorsioni violente.
Il ruolo delle forze dell’ordine nella repressione
Grazie al lavoro congiunto dei Carabinieri di Corigliano-Rossano e dei cinofili di Vibo Valentia, è stato possibile tracciare le comunicazioni e raccogliere le prove necessarie per l’emissione dei provvedimenti. La Direzione distrettuale antimafia, infatti, ha richiesto al GIP di intervenire con decisione, evidenziando la gravità dell’attività criminale e la necessità di interrompere il flusso intimidatorio verso gli imprenditori della zona.
Con l’applicazione di queste misure cautelari, le autorità sperano di smantellare definitivamente la struttura operativa della famiglia, impedendo ulteriori tentativi di estorsione e ristabilendo la fiducia degli operatori economici locali.



