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Disabilità e burocrazia: il bando regionale che lascia sole le famiglie

Un'iniziativa regionale per l'inclusione delle persone con disabilità si trasforma in un'illusione per le famiglie calabresi, che si trovano a dover affrontare l'estate senza il sostegno promesso.

Disabilità e burocrazia: il bando regionale che lascia sole le famiglie

In Calabria, un’iniziativa regionale pensata per sostenere le famiglie con persone con disabilità durante l’estate si è trasformata in un’illusione. Il bando “La mia estate” nato per offrire attività educative e ludico-ricreative nei mesi estivi, arriva quando l’estate è già finita, lasciando sole le famiglie che ne avrebbero più bisogno.

Le scadenze per la presentazione delle domande sono state fissate a settembre inoltrato, rendendo l’iniziativa inutile per chi doveva affrontare l’estate senza sostegno. Le famiglie si trovano così a dover affrontare un autunno senza il sostegno promesso, mentre i fondi rischiano di tornare indietro.

Un’iniziativa che arriva troppo tardi

Il bando “La mia estate” era stato pensato per offrire un sostegno concreto alle famiglie durante i mesi estivi, quando molti percorsi riabilitativi e ricreativi si interrompono. Tuttavia, le scadenze per la presentazione delle domande sono state fissate a settembre inoltrato, rendendo l’iniziativa inutile per chi doveva affrontare l’estate senza sostegno.

“Le risorse ci sono”, dichiara Annamaria Lucchino, presidente di Oltre l’Autismo Catanzaro Odv“ma ancora una volta i tempi amministrativi non coincidono con i tempi di vita delle persone. Una misura sociale ha senso solo se arriva quando serve. Se il sostegno previsto per luglio e agosto viene attivato in autunno, è evidente che una parte fondamentale della sua funzione è già stata persa.”

Le famiglie lasciano sole

Le famiglie delle persone con disabilità non possono continuare a vivere di avvisi pubblicati tardi, scadenze prorogate, procedure che si trascinano per mesi e servizi che arrivano quando il bisogno per cui erano stati pensati è già passato. “La mia estate” doveva essere un sostegno concreto nei mesi più difficili dell’anno: l’estate è passata, senza alcun sostegno. E questo non può essere considerato un semplice ritardo burocratico. È il fallimento della programmazione di una misura che, per essere davvero utile, avrebbe dovuto avere una sola caratteristica fondamentale: arrivare in tempo.

La burocrazia che ostacola l’inclusione

Un altro aspetto che non può essere ignorato è la mancanza di tavoli di concertazione con le associazioni. Nell’Ambito Territoriale Sociale di Catanzaro non risultano ancora attivati quei tavoli di concertazione con le Associazioni che l’Assessore Belcaro aveva annunciato mesi fa. Un confronto stabile con gli Enti del Terzo Settore e con chi rappresenta quotidianamente i bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie avrebbe probabilmente consentito una programmazione più aderente alla realtà.

La partecipazione degli Enti del Terzo Settore non può essere richiamata soltanto nei documenti o nelle dichiarazioni pubbliche. Deve diventare uno strumento concreto di programmazione, soprattutto quando si parla di disabilità, servizi sociali e sostegno alle famiglie.

Le famiglie chiedono risposte

Debora Falcone e Paolo Barone, genitori di un bambino neurodivergente, hanno scritto una lettera aperta per denunciare la situazione. “Nostro figlio è risultato idoneo al voucher del bando regionale “La mia estate” ma non potrà usufruirne. I soldi pubblici destinati al suo benessere torneranno indietro. Il motivo? Una burocrazia cieca e un impianto normativo rigido.”

“La Regione impone come obbligo inderogabile che il voucher debba essere speso esclusivamente all’interno dell’Ambito Territoriale Sociale di residenza. Le due associazioni accreditate al bando con cui nostro figlio porta avanti con successo le sue attività ludico-ricreative, il campo estivo e lo sport si trovano al di fuori del nostro Ambito di residenza. Attualmente, nel nostro Ambito non esistono strutture adeguate al suo specifico percorso.”

Le famiglie chiedono risposte concrete e un cambiamento nella programmazione delle misure di sostegno. “Dov’è finito l’orientamento alla persona?”, si chiedono Debora e Paolo. “La Regione pretende così che sia la persona con disabilità ad adattarsi all’ambiente e non che l’ambiente si adatti alla persona con disabilità.”

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