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Scontro politico a Bologna: Schlein accusa Meloni di contraddizione sull’antifascismo

Elly Schlein, parlando a Bologna durante il festival La Repubblica delle Idee, ha criticato duramente Giorgia Meloni per il modo in cui il governo ha affrontato le recenti polemiche sull'antifascismo, sottolineando la centralità della Costituzione.

Scontro politico a Bologna: Schlein accusa Meloni di contraddizione sull’antifascismo

Nel contesto del festival La Repubblica delle Idee a Bolognala segretaria del Partito Democratico, Elly schleinha rivolto pesanti osservazioni nei confronti della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L’intervento ha messo in luce contraddizioni percepite nell’atteggiamento del governo rispetto ai temi legati all’antifascismo e al rispetto dei princìpi costituzionali.

Schlein ha aperto il suo discorso riferendosi a un episodio avvenuto ieriquando — secondo il suo racconto — in presenza di una manifestazione in cui il leader dei neofascisti avrebbe affermato di essere pronto ad assaltare il Parlamento, la premier non avrebbe preso posizione. La segretaria del Pd ha quindi sottolineato la differenza tra il silenzio di quella circostanza e i successivi commenti della premier resi questa mattinache a suo avviso avrebbero attaccato l’antifascismo.

La critica di Schlein sulle priorità del governo

Nel corso dell’intervento a Bologna, Schlein ha osservato che il governo sembra scegliere quali questioni affrontare pubblicamente: «Il governo trova il tempo per commentare le fiere del libro o discutere di ‘patentini’», ha detto, rimarcando però che su episodi che lei considera «molto più gravi» l’esecutivo non sarebbe intervenuto con la stessa incisività. Con questa affermazione la segretaria del Pd ha voluto porre l’accento sulla percepita sproporzione nelle reazioni istituzionali a seconda del caso.

Riferimenti alla fiera e alla questione dei controlli

Il richiamo principale è alla vicenda che ha coinvolto la fiera Più Libri Più Liberiche aveva richiesto una dichiarazione di antifascismo agli espositori. Su questo tema la premier aveva espresso critiche, giudicando la richiesta una forma di censura. Schlein ha usato questo episodio per evidenziare un apparente paradosso: mettere in discussione iniziative volte a escludere il fascismo dalla sfera pubblica, mentre ad altri segnali di allarme politico non sarebbe corrisposta una presa di posizione altrettanto netta.

Richiamo alla Costituzione e alla memoria della Resistenza

Nel sostenere la posizione del suo partito, Schlein ha ribadito l’importanza della Carta fondamentale: «Anche Giorgia Meloni ha giurato sulla Costituzione e la Costituzione è antifascista», ha affermato. La segretaria del Pd ha insistito su come, nel bilanciamento tra libertà di espressione e limiti imposti per vietare certe ideologie, la Costituzione non consideri il fascismo come mera opinione ma lo escluda dalla legittimità democratica.

Schlein ha inoltre ricordato, con riferimento all’origine della Costituzione, che viviamo in un Paese la cui Carta è stata scritta da chi ha fatto la Resistenza per liberare l’Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista. Questo richiamo storico è stato utilizzato per sottolineare la natura profonda e vincolante dell’antifascismo nel corpus costituzionale.

La posizione sulla libertà di manifestazione del pensiero

Nel suo ragionamento politico, la segretaria del Pd ha chiarito che la tutela della libertà di espressione non si estende a una protezione indistinta di tutte le ideologie: «Nel garantire la libertà di manifestazione del pensiero non si considera il fascismo un’opinione, ma lo si mette al bando», ha detto, riaffermando la necessità di una netta distinzione tra pluralismo democratico e proselitismo di ideologie antidemocratiche.

Le dichiarazioni di Schlein, pronunciate davanti a un pubblico riunito per un evento culturale e politico a Bologna, hanno rilanciato il dibattito sulla coerenza delle istituzioni nello sanzionare o stigmatizzare comportamenti e messaggi ritenuti incompatibili con i valori costituzionali. La polemica si concentra quindi non solo su singoli episodi, ma sulla percezione delle priorità politiche del governo nella gestione di temi sensibili come l’antifascismo.

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