La Maratona del Bullismo si propone come un modello di sensibilizzazione che sposta il dibattito dal linguaggio tecnico alle piazze: per due giorni la città di Roma diventa palcoscenico di confronto, ascolto e iniziative pratiche. L’evento riunisce istituzioni, scuole, famiglie e oltre cento esperti per affrontare in modo concreto il tema del disagio giovanile, promuovendo strumenti educativi e momenti di partecipazione attiva.
Al centro dell’iniziativa ci sono anche lo sport e le testimonianze dirette: campioni, operatori e ricercatori si alternano in panel e attività aperte, con l’obiettivo di far emergere soluzioni integrate. L’idea è trasformare Piazza Mastai, nel cuore di Trastevere, in una vera e propria piazza del rispetto, uno spazio dove studiare e praticare azioni di prevenzione e di inclusione.
Format e obiettivi della manifestazione
La maratona è strutturata su più livelli: talk all’interno del Palazzo dell’Informazione, performance pubbliche e momenti sportivi in piazza. L’approccio punta a mettere insieme ricerca e pratiche quotidiane, con la presentazione del Rapporto nazionale sul disagio giovanile realizzato dall’Osservatorio, che fotografa trend e bisogni degli studenti. Questo documento fornisce dati utili per orientare interventi educativi e politiche locali, facendo leva su evidenze raccolte direttamente nelle scuole e nelle comunità.
Dal rapporto alle azioni concrete
Il Rapporto nazionale non resta un mero esercizio statistico, ma diventa base per progettare attività di formazione, laboratori e percorsi di peer education. La Maratona offre così occasioni pratiche per sperimentare soluzioni e costruire reti tra istituzioni, associazioni e famiglie, con l’intento di rendere la prevenzione una pratica quotidiana e condivisa.
Lo sport come leva educativa
Lo sport è declinato come strumento di inclusione: oltre al valore fisico, viene sottolineato il ruolo formativo nello sviluppo del carattere, nella socializzazione e nel rispetto delle regole. Figure come l’atleta e l’artista Annalisa Minetti enfatizzano come l’attività motoria sia capace di ridurre l’isolamento e favorire il senso di appartenenza. In questo contesto il termine inclusione assume una dimensione pratica, legata a esperienze condivise e alla creazione di spazi sicuri per i giovani.
Testimonianze sportive e messaggi per i giovani
Gli interventi degli atleti servono a raccontare percorsi di resilienza e a lanciare messaggi diretti ai ragazzi: «nessuno deve sentirsi solo», è il filo rosso che attraversa molte testimonianze. Le sessioni sportive in piazza diventano momenti di incontro dove l’educazione al rispetto si traduce in esercizi concreti, giochi di squadra e dimostrazioni di tecniche che valorizzano l’impegno personale e la fiducia reciproca.
Protagonisti, luoghi e simboli dell’iniziativa
Tra i protagonisti confermati figurano numerosi campioni di diverse discipline: da Giusy Versace ad Alessia Filippi, da Simone Venier a Luigi Busà, insieme a Giulia Quintavalle, campionessa olimpica di judo. Quintavalle ha partecipato anche al momento di apertura al Palazzo dell’Informazione, mostrando la sua medaglia d’oro e sottolineando il valore educativo dello sport nella crescita degli adolescenti. Non sono mancati ringraziamenti a Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio, per il ruolo nel promuovere l’iniziativa.
Il programma comprende anche iniziative simboliche, come uno speciale annullo filatelico dedicato all’evento, e molte attività pomeridiane previste dalle 9 alle 19 per entrambe le giornate del 20 e 21 maggio 2026. Piazza Mastai vuole così trasformarsi in luogo di pratiche condivise, dove il messaggio di rispetto diventa tangibile attraverso incontri, workshop e performance aperte al pubblico.