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Un cugino 65enne al centro dell’inchiesta sul giocatore ucciso

Un cugino di 65 anni è stato identificato come possibile esecutore materiale nella strage di Denis Bergamini del 1989.

Un cugino 65enne al centro dell’inchiesta sul giocatore ucciso

Il caso del centrocampista del Cosenza Calcio, Denis Bergamini, trovato privo di vita sulla Statale 106 a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989, ha subito una svolta inattesa. Dopo più di tre decadi di silenzio giudiziario, la Procura di Castrovillari ha comunicato a un nuovo soggetto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per concorso in omicidio. Si tratta di Roberto Internò 65 anni, cugino dell’ex fidanzata del calciatore, Isabella Internò. La notizia, resa pubblica pochi giorni fa, riaccende l’interesse su una delle vicende più controverse della cronaca criminale calabrese.

Il 18 novembre 1989, mentre la notte si faceva più fredda lungo la statale costiera, il corpo di Bergamini è stato rinvenuto pervaso da ferite morte. All’epoca gli inquirenti avevano ipotizzato un presunto suicidio, ma le indagini successive avevano indicato una possibile simulazione. Oggi, a distanza di 37 anni, il nuovo elemento di prova proviene da un’analisi condotta dal Nucleo investigativo di Cosenza che ha permesso di ricostruire una dinamica diversa, incentrata su un aggiramento della pista investigativa originale.

Il nuovo indagato: Roberto Internò, 65enne di Castrovillari

Roberto Internò, nato a Castrovillari, è stato notificato l’avviso di chiusura delle indagini da parte del procuratore Alessandro D’Alessio e del pm Luca Primicerio. Difeso dagli avvocati Filippo Cinnante e Gateano Bernaudo l’uomo ha respinto le accuse, dichiarandosi innocente. Le autorità sostengono che Internò abbia agito insieme al fratello Franco ora deceduto, per eliminare il giovane atleta, utilizzando un “strumento soft” per soffocarlo prima di scaricare il corpo sull’asfalto della statale.

Ricostruzione dei fatti del 18 novembre 1989

Secondo le ricostruzioni fornite dalla Procura, la notte dell’omicidio i due fratelli avrebbero attirato Bergamini in una zona isolata della Statale 106 Ionica, dove, mediante una pressione delicata ma sufficiente, avrebbero interrotto il suo respiro. Il corpo, ormai senza vita, sarebbe stato poi posizionato sul manto stradale, in modo da favorire un eventuale travolgimento da parte del traffico. Un autocarro proveniente da Rosarno, guidato da un conducente già giudicato all’epoca per un caso non correlato, è stato il veicolo che ha colpito il cadavere, creando l’ingannevole circostanza di un suicidio sospetto.

Il ruolo di Franco Internò nella notte tragica

Franco Internò, fratello minore di Roberto, è stato identificato come coautore materiale dell’azione. Sebbene non sia più in vita, gli investigatori hanno potuto ricostruire il suo coinvolgimento grazie a testimonianze di terzi e a tracce telefoniche risalenti al periodo dell’uccisione. La sua partecipazione avrebbe consistito nel mantenere il controllo fisico su Bergamini mentre il fratello esercitava la pressione sul collo, trasformando così il gesto in un omicidio premeditato e non in un gesto spontaneo.

Il processo di Isabella Internò e le implicazioni giudiziarie

Parallelamente al nuovo provvedimento, Isabella Internò è ancora al centro del processo. Condannata in primo grado a 16 anni di reclusione per concorso nell’omicidio del suo ex fidanzato, la donna è attualmente giudicata dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. La pubblica accusa ha richiesto 23 anni di reclusione, mentre la difesa insiste sulla sua innocenza, sostenendo che la responsabilità materiale ricade esclusivamente sui due fratelli Internò. Il dibattimento riprenderà il 17 novembre per le repliche finali, data che segnerà l’esito di una vicenda che ha attraversato quasi quattro decenni di incertezza.

La notizia di un nuovo sospetto, emersa nel 2026, suggerisce che la verità sull’omicidio di Denis Bergamini sia ancora lontana dall’essere completa. La combinazione di nuove evidenze forensi, testimonianze ritrovate e la tenacia degli inquirenti ha permesso di riaprire un caso che nel corso degli anni aveva assunto contorni mitologici nella cronaca locale. Resta da vedere in che misura l’accusa contro Roberto Internò potrà influenzare la sentenza finale nei confronti di Isabella, e se, finalmente, si potrà chiudere un mistero che ha scandito la storia sportiva e giudiziaria della Calabria.

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