24 Giugno 2026 🌧 29°

Trame Festival, a Lamezia il confronto su memoria, mafie e identità

Ieri, nella Piazzetta San Domenico del centro lametino, Claudio Fava ha presentato Non ti fidare dialogando con Francesca Nava; nella stessa giornata Vito Teti e Giovanni Melillo hanno affrontato antimeridionalismo e trasformazioni delle mafie alla quinta giornata della quindicesima edizione di Trame Festival

Trame Festival, a Lamezia il confronto su memoria, mafie e identità

Ieri, nel cuore del centro lametinola quinta giornata della quindicesima edizione di Trame Festival ha concentrato presentazioni e dibattiti che hanno messo in relazione letteratura, memoria storica e questioni civili. In Piazzetta San Domenico si è svolto l’incontro con Claudio Fava per il suo romanzo, ma la giornata ha visto anche riflessioni sull’antimeridionalismo e sugli sviluppi recenti delle mafie, con interventi che hanno toccato luoghi come Buenos AiresTorinol’Argentina e l’Italia. La chiusura del festival, prevista per questa sera, rivedrà tra gli ospiti Nicola Gratteri e Diego Bianchi.

Claudio Fava e il romanzo «Non ti fidare»: memoria, identità e il monito ereditato

In Piazzetta San Domenico Claudio Fava ha presentato il romanzo Non ti fidareedito da Fandangodialogando con la giornalista Francesca Nava. Al centro della narrazione c’è Stella Carnevaleuna donna cresciuta in Italia con il padre, un colonnello argentino in pensione, che non torna a Buenos Aires dopo l’adolescenza. Il libro prende slancio da un lascito materno: il monito «Non ti fidare», che incrina le certezze su cui si regge la sua esistenza e apre lo spazio del dubbio rispetto alle verità tramandate.

Fava usa la vicenda privata di Stella per indagare il fenomeno dei figli dei desaparecidos, bambini sottratti alle famiglie d’origine durante la dittatura militare argentina e affidati a figure legate al regime. Il dialogo con Nava ha messo in luce la complessità emotiva del personaggio: quando la verità emerge, Stella non compie scelte nette o immediate, ma attraversa uno spazio di ambivalenza dove amorememoria e identità si intrecciano senza soluzioni facili.

I legami internazionali e l’ombra della loggia P2

Nel corso dell’incontro Fava ha richiamato i rapporti tra la dittatura argentina e la loggia P2 di Licio Gelli, sottolineando come alcuni ambienti politici europei osservassero con interesse i modelli autoritari sperimentati in Sud America. Secondo lo scrittore, l’Argentina è stata un laboratorio di pratiche fondate su slogan come «Dio, patria e famiglia» e sulla compressione delle libertà democratiche. La riflessione ha portato alla conclusione che la memoria storica richiede un esercizio continuo del dubbio, perché «La vita è fatta di linee spezzate, non di linee dritte», come evidenziato dallo stesso autore.

Antimeridionalismo, restanza e il dibattito sulla questione meridionale

Nella stessa quinta giornata il antropologo e scrittore Vito Teti ha presentato la nuova edizione del saggio La razza maledetta. Antimeridionalismo, separatismo, razzismo. Il confronto moderato da Goffredo Buccini del Corriere della Sera ha ricostruito come le attese del Meridione dopo l’unificazione nazionale siano state tradite e come il razzismo positivista, ispirato a teorie dell’Ottocento, abbia contribuito a stigmatizzare il Sud.

Teti ha richiamato l’attenzione su episodi concreti: il riemergere di narrazioni che, pur evitando oggi il termine «razza», alimentano idee secessioniste e discriminazioni e sul recente episodio avvenuto a Torino in cui un ragazzo è stato aggredito e insultato con l’epiteto di “terrone”, che dimostra come lo stigma continui a colpire i meridionali. Nel suo lavoro emerge il concetto di restanzauna proposta di resilienza territoriale che mira a valorizzare chi decide di restare e a mappare esperienze di cura del territorio, come l’Atlante della Restanza.

Autonomia differenziata e rischio di desertificazione

Teti ha avvertito che richieste di autonomia differenziata potrebbero accentuare le diseguaglianze, attribuendo maggiori competenze alle regioni più ricche e peggiorando la situazione delle regioni meridionali, con conseguenze su spopolamento e fragilità economica. Questo scenario, ha osservato, può creare terreno favorevole per forme di marginalizzazione e per l’espansione delle organizzazioni criminali, rendendo la dimensione della restanza non solo un gesto culturale ma una strategia di tutela dei territori.

Mafie, trasformazioni e la lezione dei processi: interventi al festival

Durante la giornata sono intervenuti anche rappresentanti istituzionali e figure della magistratura. Giovanni MelilloProcuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, ha ricordato che le mafie mirano non solo all’accumulo di ricchezza ma soprattutto al potere, cercando rapporti con apparati politici e amministrativi. Melillo ha sottolineato come il modello mafioso si sia evoluto in una mimetizzazione economicatrasformandosi in autentiche costellazioni di imprese e facendo ricorso anche a competenze digitali e tecnologiche.

Accanto all’analisi contemporanea è emersa la memoria dei grandi processi: Pietro Grasso ha ripercorso il significato del Maxiprocesso, con numeri e sentenze che hanno dimostrato l’esistenza organizzata di Cosa Nostra e hanno lasciato tracce importanti nel contrasto alla criminalità organizzata. Il richiamo a simboli e aneddoti personali ha testimoniano l’importanza di mantenere viva la memoria come strumento di cittadinanza attiva.

Nel complesso, la quinta giornata della quindicesima edizione di Trame Festival ha offerto un palcoscenico in cui letteratura, ricerca storica e impegno civile si sono incrociati, lasciando aperte questioni su identità, memoria e responsabilità collettiva, prima della serata finale con ospiti come Nicola Gratteri e Diego Bianchi.

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