La Fillea Cgil Calabria ha lanciato un nuovo appello per sollecitare la Giunta regionale, guidata da Roberto Occhiuto, ad adottare con tempestività le linee di indirizzo e un’efficace ordinanza anti-caldo. Secondo il sindacato, il cambiamento delle condizioni climatiche ha trasformato le estati in un fattore di rischio strutturale per chi lavora all’aperto o in ambienti non adeguati, imponendo un intervento programmato e non più episodico. Esposizione prolungata al sole e ambienti confinati senza adeguata ventilazione aumentano il rischio di stress termico, malori e incidenti, fenomeni che richiedono regole chiare e obbligatorie per la tutela della salute dei lavoratori.
La Fillea sottolinea come in passato le misure siano arrivate spesso in ritardo rispetto alle prime ondate di caldo, esponendo i lavoratori a condizioni pericolose. Per evitare la ripetizione di questi errori, il sindacato chiede indicazioni che siano vincolanti, tempestive e applicabili su tutto il territorio regionale, con particolare attenzione alle realtà più piccole e meno strutturate. L’obiettivo è fornire strumenti concreti alle imprese, alle stazioni appaltanti e ai lavoratori per gestire in sicurezza i periodi di temperatura elevata.
Misure proposte e ambiti di applicazione
Tra le richieste principali compaiono la sospensione delle attività nelle ore più calde nei cantieri edili, stradali e nel settore estrattivo, e lo stop automatico ai lavori quando le temperature raggiungono livelli critici. In particolare, la Fillea suggerisce di prevedere la sospensione delle attività dalle 12:30 alle 16 nei giorni in cui il sistema di monitoraggio segnali un rischio alto e di ricorrere alla Cassa integrazione guadagni ordinaria per gli eventi climatici che superano i 35 gradi. Queste misure mirano a tutelare sia i lavoratori all’aperto sia chi svolge mansioni fisiche intense in spazi chiusi privi di ventilazione adeguata.
Accesso a servizi minimi e rimodulazione del lavoro
Il sindacato richiede inoltre obblighi per le imprese relativi al benessere immediato dei dipendenti: garantire l’accesso all’acqua potabile, predisporre aree ombreggiate per le pause e rimodulare orari e carichi di lavoro con accordi aziendali condivisi con le RSU e le organizzazioni sindacali territoriali. La proposta privilegia il trasferimento delle attività più pesanti nelle ore del mattino presto o nei turni serali, soluzione che può ridurre l’esposizione alle temperature di punta e migliorare la sicurezza complessiva nei cantieri e nelle cave.
Effetti sulla programmazione dei lavori e responsabilità delle stazioni appaltanti
Un altro punto fondamentale segnalato dalla Fillea riguarda la gestione dei tempi di consegna dei lavori pubblici e privati: le stazioni appaltanti dovrebbero riconoscere eventuali ritardi causati dagli stop climatici o dalle interruzioni dovute a eventi meteorologici estremi. Questo riconoscimento evita di penalizzare ingiustamente le imprese e consente una pianificazione più realistica, tenendo conto del fenomeno del calore come variabile non eccezionale ma periodica. In tal modo si crea uno spazio di responsabilità condivisa tra committenti, imprese e rappresentanze dei lavoratori.
Durata dell’ordinanza e orizzonte temporale
Per offrire una programmazione adeguata, la Fillea propone di estendere la validità dell’ordinanza fino al 30 settembre, favorendo un periodo più ampio rispetto alle misure adottate in passato. Questo arco temporale più lungo è pensato per consentire alle istituzioni, alle aziende e ai lavoratori di pianificare azioni preventive e correttive con sufficiente anticipo, evitando decisioni d’emergenza prese in corsa quando il caldo è già intenso.
Impatto su piccole imprese e tutela collettiva
La proposta sindacale pone particolare attenzione alle piccole aziende, che spesso dispongono di risorse limitate per adeguare cantieri e processi produttivi alle nuove esigenze termiche. Per questo motivo la Fillea chiede che gli accordi per la rimodulazione degli orari e dei carichi di lavoro includano strumenti di sostegno e flessibilità operativa, così da non scaricare il peso delle misure esclusivamente sulle aziende più fragili. L’approccio proposto mira a bilanciare la tutela della salute con la sostenibilità economica delle imprese.
In conclusione, la richiesta del sindacato è chiara: serve un intervento regionale coordinato, vincolante e duraturo per affrontare il rischio crescente rappresentato dalle ondate di calore. Solo attraverso regole chiare, monitoraggio tempestivo e un patto tra istituzioni, imprese e lavoratori sarà possibile ridurre l’impatto dello stress termico sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.



