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Saleem Masih condannato a 13 anni e 6 mesi per l’omicidio di Giuseppe Sestito e Vincenzo Marino

La sentenza riduce la pena per Saleem Masih, lo stalliere pakistano accusato di aver ucciso Giuseppe Sestito e Vincenzo Marino nel 2026. Le famiglie delle vittime smentiscono le accuse di maltrattamento.

Saleem Masih condannato a 13 anni e 6 mesi per l’omicidio di Giuseppe Sestito e Vincenzo Marino

La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha ridotto a 13 anni e 6 mesi la condanna per Saleem Masih lo stalliere pakistano accusato di aver ucciso Giuseppe Sestito e Vincenzo Marino nel centro ippico Valle dei Mulini il 9 settembre 2026. La decisione è arrivata dopo un lungo iter giudiziario che ha visto più gradi di giudizio e un annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione.

La tragedia ha scosso la comunità di Catanzaro e ha lasciato un segno profondo nelle famiglie delle vittime, che hanno sempre sostenuto l’innocenza dei loro cari e la generosità mostrata nei confronti di Masih. Le dichiarazioni dei familiari e degli amici delle vittime hanno smentito le accuse di maltrattamento, dipingendo un quadro completamente diverso rispetto a quanto sostenuto dall’imputato.

Le dichiarazioni delle famiglie delle vittime

Raffaella Sestito, sorella di Giuseppe, ha parlato con profonda amarezza della sentenza, sottolineando come suo fratello fosse una persona generosa e umile sempre pronta ad aiutare gli altri. “Voglio che venga restituita la vera essenza dell’anima di mio fratello”, ha dichiarato, ricordando come Giuseppe avesse sempre aiutato Masih, portandolo in giro e facendogli la spesa.

“Lo ha aiutato tantissimo. Sentire ripetere che lo maltrattavano o che era maltrattato non risponde al vero. Non era nel dna di mio fratello che ci ha insegnato a vivere per amore”, ha aggiunto Raffaella, ricordando anche il gesto di altruismo della famiglia, che ha deciso di donare gli organi di Giuseppe dopo la sua morte.

Anche Armando Priamo, amico di Giuseppe e frequentatore del centro ippico, ha smentito le dichiarazioni di Masih, affermando di aver sempre aiutato lo stalliere e di non aver mai assistito a maltrattamenti. “Non ho mai avuto preoccupazioni quando mia figlia si recava al centro ippico e restava da sola in sua presenza. Non lo abbiamo mai maltrattato: né io né Sestito”, ha dichiarato.

La dinamica degli eventi e la riduzione della pena

La Corte d’Assise d’Appello ha ridotto la pena a 13 anni e 6 mesi sulla base della parziale infermità mentale dell’imputato, accertata durante le indagini e i successivi dibattimenti. La difesa di Masih aveva richiesto una consulenza tecnica per verificare la capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto, e l’esito della perizia ha convinto i giudici a concedere lo sconto di pena.

Masih, reo confesso, aveva rivelato la dinamica esatta della tragedia subito dopo il fermo da parte dei Carabinieri. Secondo le sue dichiarazioni, il folle gesto sarebbe stato scaturito da un forte disagio psicologico legato a continue burle di cui si sentiva vittima e alla preoccupazione per lo stato di salute dei genitori in Pakistan.

La furia dell’omicida non si era fermata a Vincenzo Marino. Subito dopo, come dichiarato dallo stesso imputato, è giunto nel parcheggio Giuseppe Sestito: sceso dall’auto per chiedere spiegazioni, è stato brutalmente colpito a sua volta con una pala, anche lui mentre si trovava ormai inerme a terra. La cieca violenza del trentaduenne si era poi diretta persino contro due donne che stavano cercando di soccorrere Marino. Solo il tempestivo intervento di alcune persone presenti nel centro ippico, che sono riuscite a immobilizzare lo stalliere fino all’arrivo dei Carabinieri, ha evitato che il bilancio delle vittime potesse essere ancora più pesante.

La riapertura del centro ippico e il dolore delle famiglie

La riapertura del centro ippico Valle dei Mulini ha portato con sé un altro grande dolore per le famiglie delle vittime. Raffaella Sestito ha espresso la sua amarezza per l’assenza di un piccolo gesto di amore durante l’inaugurazione, sottolineando come nessuno dei presenti abbia nominato le due vittime o si sia soffermato per un ricordo. “Non ci saremmo aspettati gesti eclatanti, ma un piccolo gesto di amore. Qualche anno dopo la grande tragedia, alla riapertura, nessuno dei presenti ha nominato le due vittime o si è soffermato per un ricordo, non ci si è fermati nemmeno per portare un fiore. Questo è stato un altro grande dolore”, ha dichiarato.

La sentenza della Corte d’Assise d’Appello ha rinnovato il dolore per le famiglie delle vittime, che continuano a cercare giustizia e a difendere la memoria dei loro cari. La verità dietro il dramma del centro ippico Valle dei Mulini rimane un capitolo doloroso della storia di Catanzaro, un ricordo che non può essere cancellato.

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