Un’ampia operazione dei Carabinieri ha portato allo smantellamento di una rete criminale specializzata nel traffico illecito di rifiuti tra l’Europa e il Pakistan. L’indagine, coordinata dal Nucleo Operativo Ecologico di Brescia, ha coinvolto diverse province italiane e ha portato all’emissione di misure cautelari e al sequestro di un impianto di trattamento rifiuti.
L’operazione, denominata giro-bolla ha rivelato un sistema sofisticato di falsificazione documentale che permetteva di esportare rifiuti pericolosi, come compressori di apparecchiature elettriche ed elettroniche non bonificati, verso il Pakistan. I rifiuti venivano falsamente dichiarati come materiale usato o recuperabile, eludendo i controlli doganali.
L’indagine che ha portato allo smantellamento della rete
L’inchiesta è iniziata nel febbraio 2026 con un controllo al porto di Genova, dove i Carabinieri del NOE e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno intercettato nove container destinati al Pakistan. All’interno dei container sono stati trovati rifiuti pericolosi, falsamente dichiarati come materiale recuperabile. Questo ha portato alla scoperta di un’ampia rete di traffico illecito che operava in diverse regioni italiane.
Le indagini hanno coinvolto 16 persone fisiche e 12 società attive nella gestione, nel trasporto e nell’intermediazione dei rifiuti. Le perquisizioni, ancora in corso, mirano a raccogliere ulteriori prove sui flussi di rifiuti, sui rapporti commerciali e sui profitti illeciti generati dall’organizzazione.
Le operazioni dei Carabinieri in diverse province italiane
L’operazione ha visto il coinvolgimento di diverse province italiane, tra cui Milano, Bergamo, Mantova, Treviso, Vicenza e Caserta. I militari del NOE di Brescia hanno operato in sinergia con i reparti specializzati di Milano, Venezia e Napoli, dimostrando la portata nazionale dell’indagine.
Le misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Brescia, su richiesta della Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno portato al sequestro di un impianto di trattamento rifiuti e a 14 perquisizioni. L’obiettivo è quello di bloccare definitivamente l’attività illecita e di individuare tutte le responsabilità amministrative e penali coinvolte.
Altri casi di traffico illecito di rifiuti in Italia
Nel pomeriggio dell’8 luglio 2026, i Carabinieri della Compagnia di Sellia Marina e del Nucleo Forestale di Sersale hanno denunciato tre persone per il trasporto illecito di oltre 700 kg di rifiuti speciali pericolosi lungo la SS 106. Il carico, composto da componenti meccaniche di veicoli non bonificate e grondanti liquidi tossici, è stato sequestrato per evitare danni ambientali.
Un altro caso significativo è stato scoperto a Roma, dove una ditta di traslochi e sgomberi abusiva è stata smascherata per il trasporto e lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi. Gli agenti del Nad della polizia locale di Roma Capitale hanno intercettato un autocarro carico di rifiuti di diversa natura, tra cui componenti di impianti di climatizzazione contenenti gas refrigeranti, senza la necessaria documentazione di tracciabilità.
Questi casi evidenziano l’importanza delle operazioni di controllo e della collaborazione tra le forze dell’ordine per contrastare il traffico illecito di rifiuti e proteggere l’ambiente e la salute pubblica.



