Francesco Chiantese, attore e artigiano teatrale di Siena, sta vivendo un incubo che va ben oltre la sua paralisi facciale. Da due mesi, a causa di una emiparesi facciale probabilmente dovuta a una paralisi di Bell non può lavorare. Ma il vero dramma inizia quando cerca di sottoporsi a una risonanza magnetica per ottenere una diagnosi.
La ricerca disperata di una risonanza magnetica adatta
Francesco pesa 183 chili e ha le spalle particolarmente larghe. Questo lo rende un paziente fuori dagli standard per la maggior parte dei macchinari di risonanza magnetica disponibili. Dopo un mese e mezzo di insistenze, riesce finalmente a farsi prescrivere una risonanza, ma l’ospedale di Campo Staggia l’unico nella provincia di Siena con un macchinario adatto al suo peso, non riesce ad accoglierlo a causa della larghezza delle sue spalle.
“Mi mettono la cannula, mi spoglio, entro in sala ma le mie spalle sono troppo larghe per la macchina”, racconta Francesco. “Il limite della macchina era di 220 centimetri, io con le braccia arrivavo a 225”.
Le difficoltà del sistema sanitario pubblico
Il Cup toscano non filtra le prestazioni in base al peso o alle dimensioni del paziente, e il catalogo regionale non prevede codici specifici per pazienti come Francesco. Questo significa che chi ha un corpo fuori dagli standard deve arrangiarsi da solo.
“Ho dovuto telefonare personalmente a ogni reparto di radiologia della provincia”, spiega Francesco. “Nessuno era in grado di indicarmi dove esista una risonanza adatta ai pazienti come me”.
La solidarietà dei social e la ricerca continua
La vicenda di Francesco ha suscitato una grande onda di solidarietà sui social, con molti utenti che cercano di aiutarlo a trovare una soluzione. “Con 400-500 euro nel privato probabilmente una soluzione la troverei subito”, afferma Francesco. “Ma è giusto che la sanità pubblica demandi al malato il compito di cercarsi una cura?”
Nonostante le difficoltà, Francesco non smette di lottare. “Sto trovando medici, infermieri e tecnici estremamente gentili e disponibili anche nel dare sostegno a questa piccola lotta”, scrive. “Proviamo a sbloccare questa situazione”.
La sua battaglia non riguarda più solo lui, ma tutti quei pazienti che rischiano di restare invisibili dentro un sistema pensato per corpi standard. “Il nostro corpo è il primo strumento di azione politica che abbiamo”, conclude Francesco. “Ed in effetti si può dire che in generale è l’unico strumento che abbiamo”.



