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Mons. Maniago guida la veglia contro le discriminazioni nella parrocchia Santa Teresa

Nella parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino a Catanzaro, mons. Claudio Maniago ha guidato una veglia di preghiera per promuovere il rispetto e l'inclusione di tutte le persone.

Mons. Maniago guida la veglia contro le discriminazioni nella parrocchia Santa Teresa

Nella serena cornice della parrocchia Santa Teresa di Gesù Bambino, situata nella località Giovino di Catanzaro, si è svolta una significativa veglia di preghiera per il rispetto della dignità di ogni persona e per il superamento di ogni forma di discriminazione e omobitransfobia.

L’iniziativa, presieduta dall’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace mons. Claudio Maniago, si inserisce nel più ampio cammino della Chiesa italiana verso un futuro di inclusione e rispetto.

Un messaggio di vicinanza e conversione

Mons. Maniago ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa come parte integrante del percorso che la Chiesa sta compiendo. “Vogliamo ricordare” ha affermato, “che questa iniziativa si colloca nel cammino che la Chiesa sta facendo. Non si tratta di far proprie posizioni o ideologie estranee alla dottrina della Chiesa, ma semplicemente di dare un segno di vicinanza vera e reale verso chi si sente escluso e discriminato, invocando l’aiuto del Signore perché possiamo crescere tutti ed essere costruttori della civiltà del rispetto e dell’accoglienza.”

L’Arcivescovo ha invitato i presenti a lasciarsi interrogare dalla Parola di Dio riconoscendo la necessità di una continua conversione. “Abbiamo bisogno tutti, proprio tutti, di chiedere perdono delle nostre azioni e delle nostre mancanze e di chiedere aiuto allo Spirito Santo nel nostro cammino di conversione al Vangelo.”

L’umanità come passione di Dio

Richiamando il mistero dell’Incarnazione mons. Maniago ha ricordato che “l’uomo è diventato la passione di Dio”. Con il Figlio fatto uomo, Dio ha assunto pienamente la condizione umana. “Ogni uomo, per quanto dimenticato, povero o discriminato, non può essere mai espropriato della propria umanità. Potrà essere umiliato o violato, ma rimane sempre tale nella sua dignità, perché Dio è più forte di ogni ingiustizia e di ogni prevaricazione.”

Da questa certezza nasce l’impegno della Chiesa a riconoscere e custodire la dignità di ogni persona. “Le discriminazioni tutte, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale” ha sottolineato l’Arcivescovo, “costituiscono una violazione della dignità umana che deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.” Allo stesso modo, trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, bullismo e insulti rappresentano un’offesa alla sacralità della vita umana e devono essere contrastati con decisione.

La testimonianza cristiana come amore universale

La testimonianza cristiana, ha ricordato ancora mons. Maniago, non è mai contro qualcuno, ma è sempre testimonianza dell’amore universale di Dio. Riprendendo il comandamento di Gesù – “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” – ha ribadito che i discepoli di Cristo sono chiamati a costruire relazioni di fraternità, giustizia e pace, facendosi prossimi soprattutto a chi vive situazioni di emarginazione e sofferenza.

Un pensiero particolare è stato rivolto ai giovani e alle famiglie spesso segnati da paure, incomprensioni e pregiudizi. “Sono numerose le persone che avvertono il bisogno di essere accompagnate nelle loro domande e nelle loro inquietudini” ha osservato mons. Maniago, invitando le comunità cristiane a essere sempre più luoghi di ascolto, accoglienza e misericordia.

La libertà dalla paura e la certezza dell’amore divino

Nella parte conclusiva della celebrazione, l’Arcivescovo ha richiamato il grande annuncio biblico del “Non temere” ricordando che la prima parola della Risurrezione è la libertà dalla paura. “Il Signore ci ha redenti e ci ha chiamati per nome: ‘Tu sei prezioso ai miei occhi, tu mi appartieni’.” È questa certezza, ha concluso, che rende possibile costruire una comunità nella quale nessuno si senta escluso e tutti possano sperimentare la vicinanza di Dio.

La veglia si è conclusa con una preghiera per tutte le vittime di discriminazione e violenza, affinché crescano nelle comunità cristiane il rispetto della dignità di ogni persona, la cultura dell’incontro, dell’ascolto e della fraternità, nella fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa.

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