26 Settembre 2026 🌤 14°

Memorandum di Islamabad: cosa cambia per lo Stretto di Hormuz e le relazioni tra Iran e Stati Uniti

L'intesa tra Usa e Iran è descritta con versioni contrapposte: due paginette digitali, richieste di garanzie sul nucleare e promesse sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Dichiarazioni pubbliche, mediatori e reazioni interne delineano uno scenario incerto ma determinante per la regione.

Memorandum di Islamabad: cosa cambia per lo Stretto di Hormuz e le relazioni tra Iran e Stati Uniti

Un memorandum d’intesa siglato tra Stati Uniti e Iran ha riacceso il dibattito sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sulla possibilità di un cessate il fuoco più ampio. La firma, mediata da attori esterni tra cui il Pakistanapre una finestra diplomatica che le parti descrivono in modi molto diversi: da un lato l’obiettivo dichiarato è la riapertura della navigazione nel Golfo Persicodall’altro rimangono forti diffidenze sulle condizioni e sui tempi.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloniha espresso apprezzamento per l’intesa e ha ringraziato i paesi che hanno facilitato i contatti. A livello pratico, l’Italia si è detta disponibile a sostenere il processo diplomatico e a valutare, con l’autorizzazione parlamentare necessaria, un contributo a una presenza navale internazionale per accompagnare la riapertura dello Stretto di Hormuz. La premier ha inoltre sottolineato la necessità che le ostilità cessino anche in Libano e che si tuteli la sovranità libanese.

Versioni divergenti del memorandum e i punti chiave emersi

Il testo di riferimento è stato descritto dalle autorità iraniane come soltanto due paginetteun documento che dovrebbe congelare le ostilità e avviare un negoziato di sessanta giorni sul dossier più ampio delle sanzioni e del programma nucleare. Dall’altra parte, la posizione statunitense insiste sul rispetto dell’impegno a non sviluppare l’arma nucleare e sulla necessità di garanzie per la libertà di navigazione. Il presidente Trump ha posto condizioni stringenti, ribadendo che “Non ci sarà alcuno scambio di denaro” e minacciando, come deterrente, l’uso di bombardieri B-2 in caso di stop al processo.

Dettagli operativi e punti controversi

Tra le bozze circolate, una versione iraniana delineava un’intesa in 14 punti che includeva la riapertura dello Stretto entro 30 giornila sospensione di alcune sanzioni sul petrolio e lo sblocco di 24 miliardi di dollari di asset congelati, con una parte disponibile prima ancora dell’avvio dei negoziati veri e propri. Washington, invece, poneva come condizione la rimozione fisica dell’uranio altamente arricchito e lo smantellamento di parti del programma nucleare. Le due letture riflettono la distanza reale: stessi termini usati in modo diverso.

Il ruolo del Pakistan e le dichiarazioni pubbliche

Il Pakistan, e in particolare la capitale Islamabadha svolto un ruolo da facilitatore nei contatti tra le parti. Il premier pakistano Shehbaz Sharif ha indicato scadenze brevi, affermando che i termini sarebbero stati definiti entro 24 orema da Teheran sono arrivate smentite e richiami alla cautela. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Baghaeiha avvertito che non si può escludere la firma nei giorni successivi e ha spiegato che “Data l’instabilità dell’altra parte, dobbiamo essere cauti”sottolineando la sfiducia verso Washington.

La contrapposizione di messaggi è stata accentuata anche dalla plateale affermazione televisiva che ha celebrato quanto percepito come una vittoria iraniana: “L’Iran è il vincitore della guerra contro gli Stati uniti”. Il confronto tra annunci pubblici e test tecnici resta il nodo centrale, perché l’accordo di fatto avvia una fase tecnica di sessanta giorni in cui si dovranno definire i contenuti veri su nucleare, sanzioni e altri dossier sensibili.

Fazioni interne e il peso politico a Teheran

Il quadro politico interno in Iran complica ulteriormente il negoziato: fazioni contrarie a concessioni e figure influenti richiedono garanzie e approvazioni formali. Il nome di Mojtaba Khamenei è stato evocato come elemento di possibile influenza sulle decisioni maggiori; la centralità della leadership religiosa e politica rende più complessa qualsiasi intesa rapida. Nel frattempo, la popolazione osserva con preoccupazione fattori economici quali inflazione e penuria di beni essenziali.

Impatto sulla navigazione e sulle relazioni regionali

Al centro delle tensioni resta lo controllo del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha prospettato forme di gestione logistica per il transito e ipotesi di tasse di passaggio, mentre gli Stati Uniti affermano che la via d’acqua è internazionale e che la libertà di navigazione non è negoziabile. Il risultato pratico di queste divergenze sarà valutabile solo nei prossimi giorni, quando la fase tecnica del memorandum mostrerà se gli impegni saranno concreti o resteranno dichiarazioni di principio.

La firma del memorandum è stata accompagnata da immagini e simboli che richiamano memorie storiche: su alcune mura di Teheran è comparso un murale dedicato a Hamid Estiliriproponendo un’immagine simbolica di competizione e scontro, fotografata tra l’altro da Vahid Salemi. Queste evocazioni culturali rimarcano come la dimensione simbolica si intrecci alla diplomazia pratica.

Resta adesso aperta la finestra negoziale: la speranza di una riduzione delle ostilità e di stabilità nel traffico marittimo convive con la realtà di versioni contrapposte e di condizioni politiche interne ed esterne che possono fare deragliare l’intesa. Nei prossimi giorni e nelle successive 24 ore e settimane la diplomazia internazionale seguirà con attenzione l’implementazione tecnica di quanto concordato.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Catanzaro adesso

QUALITÀ ARIA
Buona
NO₂ 3 µg/m³
ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 26 Settembre