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L’esecuzione di Giuseppe Scorza a Cassano allo Ionio: indagini e piste investigative

Alle 5.38 del mattino, Giuseppe Scorza viene ucciso a colpi di pistola nel suo ufficio a Lauropoli. Le indagini cercano di stabilire se l'obiettivo fosse solo lui o anche il titolare dell'attività, Renato Elia, scampato miracolosamente.

L’esecuzione di Giuseppe Scorza a Cassano allo Ionio: indagini e piste investigative

Alle prime luci dell’alba del 28 agosto 2026, il silenzio di Lauropoli frazione di Cassano allo Ionio viene spezzato da una raffica di colpi di pistola. L’episodio si consuma in pochi istanti all’interno di un ufficio situato in una traversa di via Fiume sede di un’azienda specializzata nella manutenzione del verde.

Le vittime designate sono Giuseppe Scorza di 21 anni, e il titolare dell’attività, Renato Elia. Per Scorza non c’è nulla da fare: muore sul colpo sotto il fuoco dei sicari. Elia, invece, riesce a fuggire e a raggiungere un bar a circa 40 metri di distanza per chiedere aiuto. Gli investigatori stanno cercando di capire se l’obiettivo fosse solo Scorza o se il commando mirasse a un duplice omicidio.

Un delitto che riecheggia il passato

Le indagini sembrano condurre a un passato sanguinoso, legato a dinamiche familiari. Giuseppe Scorza è infatti il figlio di Maurizio Scorza assassinato insieme alla compagna Hanene Hedhli il 4 in contrada Gammellone al confine tra i territori comunali di Cassano allo Ionio e Castrovillari.

Quel duplice omicidio è rimasto al centro di una complessa vicenda giudiziaria. Nel il Tribunale di Catanzaro ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Francesco Faillace uno degli indagati principali, per assenza di gravità indiziaria. Per lo stesso fatto, Luigi Adduci è stato condannato in primo grado a 21 anni di reclusione.

Gli inquirenti stanno esplorando l’ipotesi che la morte di Giuseppe Scorza possa essere legata a quella del padre, pur senza escludere altre piste lavorative o personali.

La pista della ‘ndrangheta e la pianificazione dell’attacco

Le modalità operative del delitto e il contesto in cui è avvenuto portano gli investigatori a considerare seriamente la matrice mafiosa. L’ingresso dei killer nell’ufficio alle 5.38 del mattino suggerisce una pianificazione scrupolosa e una conoscenza dettagliata delle abitudini delle vittime.

Chi ha sparato sapeva con certezza che a quell’ora insolita Scorza ed Elia si sarebbero trovati nell’ufficio di via Fiume. Gli investigatori stanno esaminando le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e analizzando gli ultimi spostamenti e contatti telefonici dei due uomini.

Ogni elemento raccolto lungo la via di fuga potrebbe aiutare a ricostruire una traiettoria d’odio che insanguina ancora una volta la Sibaritide.

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