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Inchiesta italiana su Ben-Gvir: tortura e sequestro nell’abbordaggio della Flotilla

La procura di Roma indaga su Itamar Ben-Gvir per gli eventi legati all’abbordaggio della Flotilla: video pubblicati sui social, detenzioni ad Ashdod e audizioni che coinvolgono 46 italiani caratterizzano il fascicolo coordinato da Lucia Lotti, Stefano Opilio e Francesco Lo Voi

Inchiesta italiana su Ben-Gvir: tortura e sequestro nell’abbordaggio della Flotilla

La vicenda che coinvolge il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir è approdata formalmente negli uffici della Procura di Roma: a piazzale Clodio è stato aperto un fascicolo che prende in esame le modalità dell’abbordaggio della Global Sumud Flotilla e le conseguenti operazioni in porto.

Tra le ipotesi di reato presenti nel fascicolo figurano in particolare tortura e sequestro di personacontestazioni connesse alle modalità di fermo degli attivisti poi condotti nel porto di Ashdod e trattenuti in uno spazio portuale, dove appaiono nei video ammanettati e bendati.

Elementi del fascicolo e atti già raccolti a piazzale Clodio

Il procedimento è coordinato dalla procuratrice aggiunta Lucia Lotti e dal sostituto Stefano Opiliosotto la direzione del capo Francesco Lo Voi. Nel registro del pubblico ministero sono contemplate ipotesi che vanno dal sequestro di persona alla tortura, fino ad altre contestazioni connesse agli interventi militari e alle detenzioni successive.

Tra gli atti già acquisiti figurano le audizioni iniziate pochi giorni dopo l’abbordaggio: sono stati ascoltati il parlamentare del M5s Dario Carotenuto e il giornalista Alessandro Mantovanie nei prossimi passaggi sono attesi gli altri partecipanti italiani alla missione, in tutto 46 italiani coinvolti nelle diverse fasi dell’operazione.

La rogatoria e i vincoli procedurali

La procura ha inviato una richiesta di rogatoria allo Stato israeliano lo scorso 9 maggiofase prevista per acquisire riscontri sulla catena di comando e sulle procedure operative. L’interlocuzione con il ministero della Giustizia ha una scadenza procedurale: entro l’8 giugno deve arrivare una risposta formale, pena la possibilità per gli inquirenti italiani di procedere attraverso canali diplomatici alternativi.

Immagini, video e dichiarazioni pubbliche

Un elemento ritenuto decisivo dagli inquirenti è il materiale audiovisivo che documenta gli attivisti in stato di detenzione nel porto di Ashdodinginocchiati e con le mani legate. In uno dei video pubblicati sui social compare lo stesso ministro Ben-Gvir mentre si rivolge ai detenuti con frasi considerate provocatorie: il ministro ha respinto le accuse definendo le contestazioni come “calunnie e menzogne” e affermando di non sentirsi intimidito dall’indagine.

Dal lato italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha segnato una netta distinzione tra parole e fatti con la frase “Un conto sono le dichiarazioni e un conto sono i fatti”sottolineando la necessità di verifiche istituzionali e valutando la possibilità di misure mirate nei confronti del singolo esponente politico.

Connessioni con indagini precedenti e materiale probatorio

Il fascicolo si inserisce in un quadro investigativo più ampio che comprende anche episodi precedenti: un dossier di circa 80 pagine compilato dopo gli attacchi di ottobre è stato determinante per l’apertura delle indagini iniziali e viene ora integrato con le testimonianze degli ultimi fatti. Il procedimento riguarda sia le fasi di intercettazione in mare, avvenute a circa 120 miglia nautiche dalle coste di Gaza, sia le successive operazioni di trattenimento e trasferimento.

Alle questioni tecniche si accompagna il tema della cooperazione internazionale: le convenzioni internazionali in materia di tortura e assistenza giudiziaria sono richiamate come quadro normativo, ma la collaborazione pratica con le autorità israeliane viene considerata incerta dagli inquirenti.

Oltre ai singoli episodi, sotto osservazione è la possibile estensione della responsabilità lungo la catena di comando: mentre alcune dichiarazioni puntano il dito principalmente verso il ministro Ben-Gvirgli inquirenti mantengono una cautela investigativa valutando anche altri attori e ruoli decisionali coinvolti nelle operazioni militari e di polizia.

La questione giudiziaria è destinata a sviluppi pratici nei prossimi giorni, con le audizioni che proseguono per raccogliere elementi a supporto delle ipotesi di reato e con la fase di rogatoria che potrà determinare il ritmo e l’efficacia delle acquisizioni probatorie dall’estero.

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