Nella mattinata del 25 maggio 2026 la Prima Sezione Penale della Corte d’Appello di reggio calabria, presieduta dal dottor Gianfranco Grillone con le consigliere Annalisa Natale e Margherita Berardi, ha depositato un dispositivo che cambia significativamente l’assetto giudiziario del processo Gotha. Il collegio ha pronunciato assoluzioni su diversi capi d’imputazione, confermando per alcuni la decisione del primo grado e ribaltando per altri le condanne precedenti; il pronunciamento rimette inoltre in discussione parti dell’originario impianto accusatorio costruito dalla DDA.
Il dibattimento di secondo grado, celebrato con il rito ordinario, ha avuto ripercussioni immediate sulle posizioni personali e civili degli imputati: oltre alle assoluzioni, la Corte ha disposto la trasmissione di atti alla Procura per specifiche riqualificazioni e ha rideterminato o confermato pene per alcune parti del collegio. In questo contesto emergono elementi di breve e medio termine che riguardano sia l’aspetto penale sia gli effetti civili e simbolici della vicenda.
Le assoluzioni principali e le decisioni della Corte
Tra le decisioni più rilevanti figura l’assoluzione, confermata in appello, dell’ex senatore di Forza Italia Antonio Caridi dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex parlamentare del Psdi Paolo Romeo, principale imputato del processo nato dalla riunificazione delle inchieste note come “Mamma Santissima”, “Reghion”, “Fata Morgana”, “Alchimia” e “Sistema Reggio”, è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”, nonostante in primo grado fosse stato condannato a 25 anni. La Corte, tuttavia, ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura affinché rivaluti l’accusa, con possibile riqualificazione in termini di concorso esterno.
Altri proscioglimenti e casi particolari
È stata pronunciata l’assoluzione anche nei confronti dell’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, recentemente deceduto, e di figure come l’ex dirigente comunale Marcello Cammera, il sacerdote don Pino Strangio e l’avvocato Antonio Marra. Questi proscioglimenti hanno rimosso condanne di primo grado che andavano da alcuni anni di reclusione fino a pene più gravose. Per altri imputati la Corte ha modificato le pene, riconoscendo prescrizioni o riduzioni: si tratta di un quadro articolato che mescola assoluzioni, estinzioni per prescrizione e rideterminazioni.
Il quadro accusatorio e le indagini riunite
Il processo Gotha era nato dalla riunificazione di più indagini che, secondo l’accusa, avevano portato all’individuazione di una “componente riservata” in grado di influenzare indirizzi politici e amministrativi sul territorio. La tesi dell’accusa sosteneva l’esistenza di una sorta di rete che confluiva tra rappresentanti istituzionali e soggetti vicini alla criminalità organizzata; per anni questo quadro ha alimentato interpretazioni sulla possibile connessione tra politica e ‘ndrangheta.
Interferenze giurisdizionali e interventi della Cassazione
La tenuta dell’impianto accusatorio è stata già messa in discussione in passaggi precedenti: lo scorso dicembre la Corte di Cassazione aveva annullato per la seconda volta la posizione dell’avvocato Giorgio De Stefano, assolvendo definitivamente l’imputato principale accanto a Romeo. Queste pronunce hanno inciso sulla valutazione complessiva dei fatti e hanno contribuito a determinare l’esito d’appello, che oggi smonta in parte i presupposti della prima sentenza.
Conseguenze pratiche, civili e le reazioni
Oltre agli effetti penali, la sentenza d’appello produce ricadute civili: alcuni risarcimenti disposti in primo grado sono stati ridotti, e per alcune statuizioni la Corte ha rideterminato l’entità dovuta alle parti civili. I difensori degli assolti hanno sottolineato come le decisioni restituiscano dignità ai loro assistiti, ricordando gli anni di processo e, nel caso di Caridi, la detenzione cautelare subita. Il dispositivo della Corte ha infine lasciato alla Procura margini di valutazione ulteriore su taluni profili di reato.
Al termine della lettura della sentenza, alcuni imputati hanno interpretato il verdetto come la caduta di un teorema accusatorio che aveva pesato sulla vita politica e civile locale per oltre un decennio. La Corte si è riservata il deposito delle motivazioni, come previsto, entro i termini di legge, e il pronunciamento avrà riflessi sia sul piano processuale sia sulla narrazione pubblica di questi eventi.



