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Furgone incendiato a Reggio Calabria, custodia cautelare per un sospetto

Il Gip ha disposto la custodia cautelare per Diego Rosmini, indagato per l'incendio del furgone del caseificio Delizie della Natura. La Dda di Reggio Calabria contesta l'aggravante del metodo mafioso e la Squadra Mobile basa l'identificazione sui filmati di videosorveglianza.

Furgone incendiato a Reggio Calabria, custodia cautelare per un sospetto

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nei confronti di Diego Rosmini54 anni, noto con il soprannome ‘Dieguccio ricarica’, su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli e dei sostituti della Dda di reggio calabria Sara Amerio e Marco Antonio De Pasquale. L’accusa riguarda l’incendio del furgone del caseificio Delizie della Naturadi proprietà dei fratelli Demetrio e Pasquale Praticòentrambi iscritti all’associazione antiracket Reggio Libera Reggio.

Il provvedimento è stato firmato dal Gip Giuseppe Saverio Santagati dopo le attività investigative condotte dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria. Nell’ordinanza viene contestata all’indagato l’aggravante del metodo mafiososulla base di elementi che qualificano l’episodio come un atto a valenza intimidatoria nei confronti degli imprenditori coinvolti.

Ricostruzione dell’episodio e modalità dell’azione in centro storico

La vicenda risale alla notte del 7 quando in via Fra’ Gesualdo Melacrinònel centro storico di Reggio Calabriaun Peugeot Boxer di proprietà del caseificio sarebbe stato dato alle fiamme. Secondo l’accusa, l’incendio avrebbe poi interessato una Fiat 500, un Renault Master, nonché il portone e la facciata di un edificio adiacente, esponendo a pericolo gli abitanti della palazzina.

Elementi probatori raccolti dalla polizia

La Squadra Mobile ha dichiarato di aver identificato l’indagato “in modo inequivocabile” grazie ai filmati delle telecamere di videosorveglianza. Le immagini avrebbero ripreso un soggetto che arrivava in bicicletta, si avvicinava al furgone, utilizzava un liquido infiammabile per appiccare il fuoco e si allontanava. Nei giorni successivi gli investigatori avrebbero riconosciuto un mezzo a due ruote ritenuto compatibile con quello ripreso e ricostruito un percorso che conduceva verso la zona della sua abitazione.

Profili personali, riferimenti alla storia familiare e qualificazione del reato

Rosmini non risulta avere condanne definitive per associazione di tipo mafioso, ma è ricordato dalle indagini anche alla luce di legami familiari: è l’ultimo dei figli maschi di Consolato Rosminiucciso nel 1986 durante la cosiddetta seconda guerra di mafia. In dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, Diego Rosmini sarebbe definito “una delle colonne portanti del sodalizio“; per la Dda tale circostanza giustifica la sua indicazione nell’ordinanza come “esponente di spicco dell’omonima cosca“.

Nel valutare la misura cautelare, il Gip ha evidenziato oltre ai rischi di reiterazione del reato e di inquinamento probatoriola presenza di “gravi indizi di colpevolezza“. Pur non avendo pienamente chiarito il movente, i giudici ritengono che l’incendio abbia avuto “una valenza nitidamente intimidatoria“.

La contestazione dell’aggravante mafiosa

Secondo l’ordinanza, l’azione sarebbe stata “inequivocabilmente dimostrativa della volontà di recare un avvertimento di carattere ‘ndranghetistico” nei confronti dei due imprenditori iscritti all’associazione antiracket Reggio Libera Reggio. Il gesto, definito dagli inquirenti come eclatantesarebbe percepibile nel territorio di riferimento come promanante dalla criminalità organizzata, condizione che giustifica la contestazione dell’aggravante mafiosa.

La misura cautelare rappresenta l’epilogo di una fase investigativa basata su immagini e riscontri sul territorio: ora la posizione di Rosmini proseguirà il suo iter giudiziario, con gli atti depositati dalla Dda di Reggio Calabria e le valutazioni successive dell’autorità giudiziaria.

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