Il tribunale di appello della Corte dei Conti a Roma ha emesso, il 25 settembre 2026, una sentenza che elimina ogni responsabilità per presunti danni erariali legati alla realizzazione del nuovo tratto autostradale della A2 tra gli svincoli di Mileto e Rosarno. L’accusa iniziale aveva ipotizzato un danno superiore ai 20 milioni di euro basandosi su una presunta errata progettazione esecutiva e sulla mancata acquisizione del parere dell’Autorità di bacino.
La sentenza della Corte di Appello di Roma
Il collegio giudicante ha accolto le impugnazioni presentate dal geologo Giovanni Parlato dall’ingegnere Marco Angelo Bosio (RUP dei Lavori) e dal direttore dei lavori Giovanni Fiordaliso nonché dal secondo RUP Consolato Cutrupi. Tutti loro erano difesi dall’avvocato Giacomo Carbone, affiancato in prima istanza da Alessandro Ferrari e da Arturo Cancrini. La decisione ha ribaltato la condanna di primo grado emessa dalla Corte dei Conti della Calabria, nella quale Bosio era stato ritenuto responsabile di un danno di circa tre milioni di euro Parlato di circa 490.000 euro e Fiordaliso e Cutrupi di complessivi 900.000 euro.
Le motivazioni delle condanne di primo grado
Nel giudizio di primo livello, i magistrati calabresi avevano contestato ai responsabili la mancata acquisizione dei pareri dell’Autorità di bacino sui rischi idrogeologici dei viadotti costruiti nei pressi del Fiume Mesima. La magistratura aveva ritenuto che la progettazione fosse stata realizzata senza tenere in considerazione tali rischi, includendo anche una variante non necessaria dal punto di vista idrologico. Tale posizione aveva spinto a ipotizzare che l’autostrada, per i potenziali pericoli di inondazione, potesse risultare inutilizzabile, generando un danno erariale superiore ai venti milioni di euro.
Le ragioni della difesa e il risultato finale
Nel corso dell’appello, la difesa ha sostenuto che l’intera opera era stata approvata dal vertice tecnico-gestionale dell’ANAS che aveva già verificato la compatibilità del progetto con le normative vigenti. Inoltre, è stato dimostrato che la strada aveva superato il collaudo definitivo senza riserve e che, da allora, era stata utilizzata regolarmente da milioni di utenti ogni anno. Il giudice ha ritenuto che, in tali condizioni, i progettisti avessero potuto, in buona fede, considerare non necessario richiedere nuovi pareri o autorizzazioni, anche rispetto al progetto originario del 2008.
Con la stessa sentenza, la Corte di Appello ha accolto gli appelli di Salvatore Bruni e Vincenzo De Vita anch’essi coinvolti in cause correlate. L’avvocato Carbone, nella sua nota, ha espresso viva soddisfazione per una vicenda che, a suo avviso, “addossava responsabilità per un’opera perfettamente funzionante e aperta al pubblico, garantendo un grandissimo vantaggio in termini di sicurezza e tempi di percorrenza per gli utenti della tratta autostradale Salerno-Reggio Calabria”.



