In un luogo dove il tempo sembra fermarsi, la musica ha trovato spazio per diventare un linguaggio universale di speranza e cambiamento. Nella Casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro il progetto “Coro in carcere” promosso da padre Giovanni Aitollo e coordinato dalla Cappellania in collaborazione con l’area educativa trattamentale, ha concluso il suo percorso con uno spettacolo emozionante.
L’evento, tenutosi nella sala teatro dell’istituto, ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui il direttore dell’istituto Patrizia Delfino il vicario dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace don Ivan Rautipadre Francesco Lanzillottafra Massimo Donadiola e il cappellano don Antonio Scicchitano insieme a suor Nicoletta Vessoni e ai volontari che quotidianamente supportano il percorso trattamentale dei detenuti.
La musica come strumento di crescita personale
Ad aprire la manifestazione è stata Ylenia Iozza funzionaria giuridico-pedagogica e referente del progetto, che ha evidenziato il significato profondo dell’iniziativa. “La musica è parte integrante del trattamento perché trattare significa restituire strumenti” ha dichiarato, sottolineando come la musica possa restituire ritmo e movimento in un contesto dove ogni giornata è scandita da regole e spazi definiti.
Iozza ha poi messo in luce il valore educativo del coro: “Nel coro emerge un aspetto fondamentale: chi sbaglia viene sostenuto dagli altri, si impara ad ascoltare, a fidarsi e a chiedere aiuto”. Un ringraziamento speciale è stato rivolto al direttore Patrizia Delfino e al comandante Massimo Carnevale per il loro sostegno e l’entusiasmo con cui accolgono ogni iniziativa trattamentale.
Il ruolo della Cappellania e della Polizia penitenziaria
Un riconoscimento particolare è stato rivolto all’area sicurezza, al comandante, ai vicecomandanti e a tutto il personale della Polizia penitenziaria che con professionalità ha garantito il regolare svolgimento del laboratorio. Un ringraziamento è stato rivolto anche alla Cappellania con il cappellano don Antonio Scicchitanosuor Nicoletta Vessoni e tutti i volontari, per il loro costante impegno accanto alle persone detenute.
Un ringraziamento speciale è stato rivolto a padre Giovanni Aitollo definito dalla referente “il cuore spirituale e organizzativo del progetto” che ha creduto sin dall’inizio nell’iniziativa, dirigendo il coro e accompagnando con costanza i partecipanti lungo tutto il percorso. I ringraziamenti sono stati estesi anche al professor Rotella per il supporto materiale offerto alla realizzazione dello spettacolo, ai detenuti protagonisti del progetto e alla funzionaria giuridico-pedagogica Gemma Delfino che ha supportato Iozza nella costruzione del progetto.
Il valore del trattamento e della rieducazione
La responsabile dell’area educativa Anna Misiti ha sottolineato il valore dell’iniziativa: “Sono gli eventi come questi che danno un significato al nostro lavoro e alla nostra presenza qui”. Il direttore Patrizia Delfino complimentandosi con i protagonisti dello spettacolo, ha ribadito il valore rieducativo delle attività trattamentali.
“Questo è lo scopo e l’obiettivo della detenzione: riuscire a rendere chi ha commesso un errore, attraverso le attività dell’area educativa trattamentale, consapevole e, anche grazie alla bellezza di questi momenti che regalate a noi, fiero del percorso” ha dichiarato Delfino. Per questo i corsi e gli incontri con i volontari e con i funzionari continuano anche per tutto il mese di luglio e ad agosto.
Un repertorio tra spiritualità, emozioni e libertà
Il coro, ideato e diretto da padre Giovanni Aitollo ha alternato brani sacri e “profani”, tra cui “Laudato sii”“Dolce sentire” dedicati agli ottocento anni di San Francesco“Symbolum” l’“Ave Maria” di Schubert e una particolare versione dell’“Alleluia” di Leonard Cohen con testo religioso. Apprezzato anche l’assolo di chitarra composto ed eseguito da Albano componente del coro.
Nel corso della serata si sono esibiti come solisti GiovanniMicheleFabioSaidFioreAntonioGiuseppeFrancesco e Nicolò alternando le esecuzioni musicali alla lettura di brani come l’Inno alla Vergine di Dante Alighieri dedicati alla libertà tratti dalla poesia di Paul Éluard e dai celebri versi di “Orme sulla sabbia” dell’Anonimo brasiliano.
Particolarmente significativa è stata anche la partecipazione del coro a sostegno delle esibizioni solistiche di padre Giovanni in un intreccio di musica, spiritualità e condivisione che ha caratterizzato l’intero spettacolo. “Anche in un luogo di invisibili – ha detto padre Giovanni – la musica è segno di comunione, di ricostruzione e di rinascita”.
L’iniziativa ha confermato il valore delle attività trattamentali come occasione concreta di crescita, responsabilizzazione e reinserimento, dimostrando come la musica possa diventare uno strumento capace di creare legami, alimentare speranza e offrire nuove prospettive di cambiamento.



