Un’operazione congiunta tra la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza ha portato all’arresto di tre scafisti a Crotoneresponsabili degli ultimi sbarchi di migranti. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone guidata dal Procuratore Domenico Guarasciohanno ricostruito le complesse rotte clandestine che collegano il Nord Africa e la Turchia alle coste calabresi.
L’operazione è scattata dopo due sbarchi avvenuti nel giro di pochi giorni: il 1 giugno 2026 con l’arrivo di 29 migranti e il 4 giugno 2026 con altri 57 migranti. Tutti i cittadini extracomunitari sono stati soccorsi e trasferiti al Regional Hub di Isola Capo Rizzuto per le procedure di identificazione.
Le indagini e le rotte della tratta
Le forze dell’ordine hanno lavorato senza sosta per ricostruire le modalità delle traversate e le fasi preparatorie del viaggio organizzate in territorio estero. I trafficanti avevano pianificato il trasferimento dei migranti sfruttando due direttrici ben distinte: la rotta libica e la rotta turca.
Le testimonianze dei migranti sono state decisive per incastrare i tre indagati, di origine sudaneseegiziana e siriana. Alcuni di loro hanno fornito dettagli precisi sui ruoli di bordo e su chi avesse materialmente condotto i natanti durante i giorni di navigazione verso l’Italia.
L’analisi forense dei cellulari
Ad avvalorare i racconti dei testimoni è stata un’accurata analisi forense dei telefoni cellulari dei migranti. All’interno dei dispositivi gli inquirenti hanno rinvenuto elementi digitali e indizi considerati pesanti e concordanti circa le responsabilità dei tre fermati.
Il provvedimento e le indagini in corso
Di fronte a un quadro indiziario solido, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il fermo. I tre uomini sono stati scortati e associati presso la Casa Circondariale di Crotonedove rimangono a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone.
Le indagini, tuttavia, non si fermano qui: le forze dell’ordine continuano a scavare per acquisire ulteriori elementi e identificare eventuali complici o basisti della rete di trafficanti. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a sentenza definitiva, in conformità al principio di presunzione di innocenza.


