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Processo per sette figure legate al terreno di Stalettì

Giancarlo Pittelli e altri sei imputati rischiano il giudizio per una presunta bancarotta fraudolenta legata a un terreno di Stalettì e a crediti pubblici inesigibili.

Processo per sette figure legate al terreno di Stalettì

Il processo per bancarotta fraudolenta che coinvolge sette persone è tornato al centro dell’attenzione del Tribunale di Catanzaro. L’udienza preliminare, tenutasi il 4 novembre 2026 alle 14:29, ha visto il sostituto procuratore Irene Crea richiedere il rinvio a giudizio di tutti gli imputati, tra cui spicca l’avvocato e ex parlamentare Giancarlo Pittelli, classe 1953.

Le accuse ruotano attorno a un terreno edificabile situato a Stalettì, nel territorio di Catanzaro, destinato originariamente a un complesso turistico a Copanello. Il caso, ormai complesso, coinvolge diverse figure amministrative, commerciali e notarili, ognuna delle quali è ritenuta responsabile di aver deviato risorse societarie e di non aver restituito crediti pubblici di notevole entità.

Il ruolo di Giancarlo Pittelli nella gestione delle società

Secondo la ricostruzione della Procura, Pittelli avrebbe agito come amministratore di fatto sia di AT Alberghiera Turistica srl sia di Sarusi srl. Durante la liquidazione di AT Alberghiera, avviata nel 2006, il terreno è stato trasferito a una nuova realtà societaria creata appositamente, anch’essa riconducibile a Pittelli. L’operazione, avvenuta il 29 , prevedeva la cessione per 650.000 euro, ma l’importo non sarebbe mai stato incassato dalla società venditrice, finendo per alimentare altre transazioni.

Trasferimento del terreno a società ad hoc

Il contratto stipulato tra AT Alberghiera, già in liquidazione, e Sarusi srl, amministrata da Rita Tirinato (classe 1961), è stato descritto come una mossa finalizzata a sottrarre l’unico bene della prima – il terreno – a creditori e alla Regione. La Procura accusa dunque Pittelli di aver orchestrato la vendita per nascondere il patrimonio e impedire il recupero di crediti da parte dei creditori, tra cui la Regione Calabria.

I crediti inesigibili e il debito verso la Regione Calabria

Un altro filone dell’accusa riguarda un credito di 824.404,54 euro vantato da AT Alberghiera nei confronti di Cromar Immobiliare, società poi fallita. La Procura sostiene che non sia stata avviata alcuna azione per il recupero di tale somma, né neppure nella procedura fallimentare successiva. Parallelamente, la stessa azienda avrebbe accumulato un debito verso la Regione Calabria di oltre un milione di euro, derivante dall’anticipo di un contributo pubblico concesso nel 2005 per la realizzazione di un complesso alberghiero sul terreno di Stalettì.

Il finanziamento pubblico del 2005 e la sua mancata restituzione

Il finanziamento, erogato per sostenere la costruzione di strutture ricettive, è stato successivamente oggetto di rinuncia da parte degli azionisti, senza che i fondi fossero restituiti alla Regione. Tale comportamento è stato interpretato come un ulteriore elemento di bancarotta fraudolenta, poiché ha privato la pubblica amministrazione di risorse destinate a sviluppo locale.

Il procedimento giudiziario e i prossimi termini

Durante l’udienza, il giudice unico preliminare (GUP) Mario Santoemma ha respinto le eccezioni della difesa relative alla modifica del capo d’imputazione, rimandando la prosecuzione del dibattimento al 20 gennaio. Tra gli imputati vi sono anche il commercialista Saverio Francesco Nitti (classe 1968), gli amministratori di AT Alberghiera Salvatore Domenico Galati (classe 1967) e Caterina Concolino (classe 1959), il liquidatore Antonio Marchio (classe 1989), nonché il notaio Sebastiano Panzarella (classe 1969). Marchio, inoltre, è indagato per un presunto accesso abusivo ai sistemi informatici dell’Agenzia delle Entrate, finalizzato a operazioni di compensazione di crediti IVA.

Il futuro del caso dipenderà dalla valutazione delle intercettazioni telefoniche raccolte durante le indagini, ancora oggetto di discussione in aula. Se confermate, le prove potrebbero rafforzare l’accusa di bancarotta fraudolenta e condurre a una condanna per tutti gli imputati, con possibili conseguenze penali e pecuniarie rilevanti.

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