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Appello di Catanzaro annulla condanna per estorsione a Minieri

L’appello di Catanzaro ribalta la condanna per estorsione a Minieri, dichiarando che il fatto non sussiste.

Appello di Catanzaro annulla condanna per estorsione a Minieri

Una sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro ha cancellato la condanna inflitta a Mario Minieri, legale rappresentante della società MKE, per presunta estorsione. La decisione, resa con la formula “perché il fatto non sussiste”, segna la conclusione di un lungo iter giudiziario iniziato con la sentenza del Tribunale di Crotone. La vicenda, collocata nel più ampio scenario dell’operazione Scirocco, continua a generare interesse perché la parte più rilevante dell’inchiesta rimane ancora aperta.

Nel contesto dell’operazione, la procura aveva ipotizzato che Minieri avesse agito da mandante di una pressione economica su un ex dipendente, avvalendosi di due intermediari legati a clan locali. L’obiettivo, secondo gli inquirenti, era costringere l’ex collaboratore a rinunciare a crediti spettanti all’azienda. Tale narrazione è stata contestata fin dalle prime udienze, con la difesa che ha puntato il dito sul vuoto probatorio e sulle contraddizioni emerse dalle testimonianze della presunta vittima.

Operazione Scirocco e le accuse a Minieri

L’operazione Scirocco, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, aveva inquadrato Minieri in un dossier autonomo rispetto al filone principale dell’inchiesta, che resta ancora in corso dinanzi ai giudici di Catanzaro. Secondo la ricostruzione della procura, Minieri avrebbe incaricato due emissari, identificati come affiliati a organizzazioni criminali del territorio, di esercitare pressioni su un ex dipendente per farlo desistere dalle proprie pretese economiche.

Il fascicolo relativo a questa specifica imputazione, per motivi di competenza territoriale, era stato trasferito a Crotone, dove il Tribunale di Crotone aveva emesso una condanna per estorsione. La sentenza di primo grado aveva riconosciuto la responsabilità di Minieri, ritenendolo il mindere dietro le azioni degli intermediari.

Il percorso giudiziario: da Crotone all’appello di Catanzaro

Dopo la condanna di primo grado, la difesa di Minieri, rappresentata dagli avvocati Fabrizio Costarella e Francesco Iacopino, ha presentato ricorso contro la decisione crotonese. L’appello è stato fissato presso la Corte d’Appello di Catanzaro, che ha esaminato in profondità tutti gli atti processuali, compresa la documentazione relativa al trasferimento del fascicolo.

Nel corso del giudizio d’appello, gli avvocati hanno sottolineato le incongruenze presenti nelle dichiarazioni della persona offesa, evidenziando come le testimonianze fossero contraddittorie e non supportassero una struttura indiziaria solida. La difesa ha sostenuto che nessun elemento dimostrava un nesso diretto tra Minieri e le pressioni esercitate dagli intermediari.

Difesa e motivazioni della sentenza di assoluzione

La Corte, accolto il ricorso, ha ritenuto che il quadro probatorio fosse insufficiente per confermare la condanna. In particolare, la magistratura di secondo grado ha evidenziato la mancanza di prove concrete che collegassero Minieri alle attività dei due emissari, nonché l’assenza di elementi che dimostrassero la sua consapevolezza delle eventuali pressioni illegali.

Le incongruenze delle dichiarazioni

Un punto cruciale su cui si è concentrata la difesa è stato il contraddittorio tra le affermazioni dell’ex dipendente e i documenti raccolti dalle indagini. Le testimonianze variavano su dettagli fondamentali, quali le modalità di contatto, le richieste avanzate e le eventuali minacce percepite. Tale incoerenza ha indebolito la credibilità dell’accusa e ha permesso alla Corte di dichiarare che “il fatto non sussiste”.

La decisione della Corte d’Appello di Catanzaro ha cancellato la condanna per estorsione contro Mario Minieri, ma la parte più ampia dell’inchiesta Scirocco continua a essere esaminata. La pronuncia, limitata al singolo caso, resta autonoma rispetto al resto del procedimento che prosegue davanti ai magistrati antimafia di Catanzaro.

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